Anche se apparentemente può sembrare lo stile più facile da sviluppare, in realtà l’eretto formale, per certi versi, è il più difficile. Una delle difficoltà è il reperimento delle piante su cui lavorare, con il tronco dritto, che rastrema in maniera regolare dalla base dell’apice. La posizione e la distribuzione regolare dei rami costituisce un altro problema, quindi la ricerca di materiale nei vivai spesso non dà molti risultati per potere impostare subito un bonsai di tali caratteristiche. L’ideale in questo caso, sarebbe partire da una piantina da seme. Per altro, l’eretto formale e lo stile sicuramente da consigliare ai principianti per iniziare a cimentarsi, poichè le regole che si applicano sono basilari per poi passare agli altri stili e alle varianti.
La sensazione di dominanza e di forza che sollecita la visione del tronco è dovuta alla sua forma perfettamente verticale e regolare. Questo dovrebbe avere una visibile conicità dalla base all’apice e le radici di superficie, disposte a raggiera, conferiscono stabilità all’albero. Poichè nessuna irregolarità nè curvatura è presente nel tronco, il peso risulta assai ben bilanciato.
La forma rigorosamente verticale dei bonsai di questo stile simboleggia la forza e la superiorità sugli elementi avversi. Se si è fortunati a trovare una pianta in natura o in vivaio con buone caratteristiche è necessario spesso ricreare un nuovo apice. Per avere un buon risultato vi sono un paio di metodi:
1 Tagliare il tronco sino all’altezza di un ramo anteriore; posizionate quest’ultimo nella stessa direzione oppure lasciare un piccolo moncone e legate il ramo ad esso per ottenere una linea perfettamente dritta dalla base dell’albero all’apice.
2 Sostituire l’apice creando un jin al suo posto. Questo effetto darà un aspetto più vetusto e drammatico al bonsai.

La distribuzione dei rami deve essere fatta a gruppi di tre: uno a sinistra, uno a destra, il terzo sul retro della pianta. Questa ovviamente è la distribuzione classica, ma se il ramo posteriore non è posizionato fra i due laterali, se ne può scegliere uno sistemato al di sopra di questi ultimi.
E’ da evitare invece che il terzo ramo si trovi al di sotto di quelli laterali: questa sistemazione appesantisce la pianta e rischia di far perdere prospettive e profondità al bonsai. I due ram i inferiori devono essere i più lunghi e robusti e generalmente il primo ramo è quello dominante; esso si trova ad una altezza pari a 1/4-1/3 dell’altezza di un tronco , tuttavia questa altezza si riferisce più alla misura che comprende l’impalcatura delle foglie che al punto in cui il ramo emerge dal tronco, quindi il ramo trovarsi ad una altezza un pò superiore ad 1/3, tenendo conto che, di solito, i rami sono inclinati verso il basso.
I rami posti sul retro sono sempre più corti di rami laterali , per ottenere un effetto prospettico: se guardiamo un albero in natura, anche se i rami allo stesso livello hanno la stessa lunghezza, quelli laterali vengono osservati nella loro massima estensione, mentre quelli anteriori e posteriori sembrano essere più corti proprio p0er effetto prospettico. Quindi, accorciando i rami posti sul retro del bonsai rafforzeremo leffetto di profondità.
Il fatto che i rami sul retro siano più corti sta ad indicare che tutti i bonsai devono avere un fronte ben definito; c’è chi sostiene che questa sia una artificiosità ma non è così: ritornando all’esempio in natura, sebbene l’albero non abbia un fronte ed un retro, probabilmente ci appare più bello da una particolare angolazione.
Questa prima “impalcatura” di tre rami andrà ripetuta man mano che si risale lungo il tronco ricalcando così il ritmo creato; naturalmente i rami diventano gradualmente più corti e la distanza fra le impalcature si andrà via via accorciando. Ad una altezza di circa 2/3 del tronco si potranno iniziare a posizionare i rami corti anche sul fronte del bonsai e ciò permetterà all’apice di assumere una forma conica, con i rametti che si estenderanno in tutte le direzioni.
Per i bonsai di taglia normale ( esclusi i mame ) si considera una quantità minima di impalcature di due gruppi di rami di tre strati; tuttavia il numero delle impalcature non viene stabilito dall’altezza del tronco ma dalla massa fogliare e dagli spazi vuoti che, proporzionalmente, devono essere bilanciati. Quindi si viene a stabilire una massa di vuoti su pieni che otticamente armonizzano tutta la pianta. Un altro aspetto importante che riguarda la sistemazione dei rami laterali è che non si devono estendere direttamente dai lati, poichè se così fosse si avrebbe un effetto frontale piatto.
Essi vanno educati posizionandoli sia a destra che a sinistra partendo da una posizione leggermente frontale. Il secondo gruppo dovrebbe eseguire lo stasso schema. Osservando il bonsai dall’alto, nessun ramo dovrebbe sovrapporsi in proiezione ad altri rami, ma rispettare un orientamento a raggiera.

Accorciando via via i rami verso l’apice, il disegno finale mostrerà un triangolo scaleno, anche se, al di là di questo schema, vi possono essere tante varianti nelle proporzioni e nella triangolazione.
La massa fogliare dei rami non deve iniziare dalla base di questi e tutta la parte inferiore va mantenuta spoglia. Visto lateralmente, il ramo deve avere una forma dritta o leggermente curva; non bisogna mai accentuare questa curvatura perchè andrebbe a contrastare con il tronco dritto. Sempre nella visione laterale, il ramo deve presentare il profilo di un lungo triangolo scaleno, con i lati maggiori che rastremano la massa fogliare nell’allontanarsi dal tronco. Vista dall’alto, questa massa può avere un naspetto ovale, a uovo, a pera o triangolare, con la parte maggiore rivolta verso il tronco. La linea del ramo, osservata dall’alto, deve essere dritta.
L’angolatura che andremo a stabilire per i rami ci darà la sensazione di vetustà della pianta. Di solito, quando l’albero è giovane, i rami tendono verso l’alto per la loro crescita vigorosa; con il passare degli anni i rami inferiori iniziano a crescere verso il basso, i rami centrali sono orizontali, mentre i rami più giovani tendono verso l’alto. Quando l’albero è vecchio ed ha cessato la sua crescita attiva, i rami tendono verso il basso per il loro peso e per altri fattori ambientali ed atmosferici ( neve , tempeste ecc. ); inoltre anche l’apice non è più appuntito poichè pure in quella zona è cessata la crescita attiva.
Un’altra fase importante è la scelta del vaso; questo dovrà essere rotondo o quadrato quando il bonsai è molto simmetrico e rettangolare od ovale se il disegno risulterà più asimmetrico. La lunghezza del vaso dovrebbe essere pari a circa i 2/3 della lunghezza del tronco. I più profondi si adattano ad alberi con un aspetto robusto e massiccio, mentre un vaso poco profondo è ideale per un bonsai dal tronco slanciato è più sottile. Una delle varianti interessanti per l’eretto formale prevede dei rami molto corti in rapporto al tronco, con una massa fogliare compatta. Questo stile presenta un aspetto “colonnare” con un apice rastremato bruscamente, ha caratteri drammaticie ricorda molto gli esemplari della scuola cinese: è quindi più stilizzato e non sempre è apprezzato dai bonsaisti.
Quando la pianta non ha rami inferiori, si può ricorrere ad una forma che ricorda l’ombrello; i rami, da metà, da metà tronco all’apice, sono educati verso il basso come un ombrello aperto a metà. Un eretto formale deve comunque dare una sensazione di equilibrio.
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