E’ senz’altro il più diffuso degli stili, anche perchè è molto più facile reperire materiale, in natura e in vivaio, che ne assecondi le caratteristiche. Se tracciamo idealmente una linea dall’apice dell’albero al centro della sua base, essa risulterà verticale o inclinata lateralmente di pochi gradi: comunque mai più di 15°; inoltre l’apice deve risultare rivolto verso l’osservatore ( caratteristica questa che si ripete per tutti gli stili ad eccezione dell’eretto formale ). Ciò serve ad accentuare l’illusione che si ha in natura osservando un albero dal basso in alto, Il tronco risulterà formato da curve, accentuate o meno; usando una terminologia da fisica direi: sul piano parallelo al fronte dell’osservatore e non su quello perpendicolare ad esso. La distribuzione delle radici di superficie è molto simile a quella descritta per l’eretto formale. Essendo il peso distribuito in maniera piuttosto uniforme sui lati, anche le radici vengono sistemate a raggiera intorno alla base dell’albero. I rami principali, così come per l’eretto formale, possono sevire da guida per il posizionamento delle radici di superficie. Il fronte del bonsai, anche in questo caso, dovrà risultare libero da rami e da pesanti radici. La sistemazione delle impalcature di rami segue la stessa impostazione dello stile formale, tuttavia non risulterà così vigorosa. Variazioni o diverse interpretazioni non avranno grande importanza. Il primo ramo, il più importante, dovrebbe originarsi sulla parte convessa di una curva e sarà, anche in questo caso, il più robusto è il più grande dell’albero. Un delle regole da rispettare è che i rami non si devono originare dalla parte concava della curva. Anche in questo caso il profilo del bonsai deve rispettare la forma triangolare. I rami e l’impalcatura fogliare si devono trovare sulla convessità, in quanto l’albero tende ad equlibrarsi crescendo nella direzione opposta a quella di un ramo pesante e vi è più luce disponibile per la vegetazione del ramo pesante, che cresce più vigoroso. Se non è disponibile alcun ramo, utilizzatitene uno che si trovi sopra o sotto la curva principale. Se si trova sopra, abbassatelo con dolcezza, seguendo la linea del tronco finchè raggiunga la posizione corretta e poi educatelo finchè assumerà una posizione orizzontale. Se si dovesse trovare al di sotto della curva, verrà fatto il contrario: il ramo verrà educato verso l’alto e poi orizontalmente.
Un altro caso può essere quello del ramo più basso dell’albero, che non deve essere il più lungo e robusto se vi è una grande sinuosità lungo il tronco. Se la curva soprastante costituisce una caratteristica principale nella linea del tronco, il ramo presente a quell’altezza deve essere dominante.
Si può lasciare un numero superiore di tre rami ad un terzo dall’altezza del tronco, se nessun ramo si sovrappone direttamente ad un altro quando osservato dall’alto e si vede abbastanza chiaramente il tronco fino a 2/3 della sua altezza. Può capitare per alcuni soggetti giovani che non hanno tali rami dominanti oppure per quegli alberi la cui distribuzione dei rami è tale che l’impalcatura di base potrebbe apparire insufficiente.
La forma dei rami e delle impalcature fogliari sono simili all’eretto formale. Lateralmente, però, le curvature degli alberi devono risultare ben pronunciate. La vegetazione viene modellata in una lunga sagoma triangolare con la parte più sottile che si rastrema verso la cima del ramo. Tuttavia, il fogliame può iniziare più vicino al tronco di quanto non lo è al formale. Anche in questo caso la parte inferiore del ramo risulterà priva di vegetazione. Visto dall’alto, il ramo può avere curve ed angoli; la massa fogliare presenta forma a pera od ovale, con la parte più larga rivolta verso il tronco.
La scelta del vaso ricade nella forma rettangolare od ovale, che esalta la forma asimmetrica dello stile casuale; la profondità del vaso dipende sempre dal diametro del tronco del bonsai, mentre la lunghezza dovrebbe essere leggermente inferiore a quella dei rami più lunghi. Si può scegliere un vaso che abbia la dimensione massima pari a circa 2/3 dell’altezza o larghezza della pianta.
Una diversa interpretazione del casuale presenta un tronco verticale, con qualche curva, ma con una distribuzione dei rami molto più libera: spesso essi sono più lunghi di quelli del casuale tradizionale e non sono generalmente a gruppi di tre mentre la massa fogliare è spesso massiccia ed arrotondata ed il tronco non deve necessariamente seguire una retta fino all’apice, come prima descritto.
Le regole generali sono comunque rispettate: la sagoma triangolare, anche se meno rigorosa, qualche spazio vuoto che intercali le masse e la metà inferiore del tronco, sul davanti, libera. Questa silhouette si avvicina al bonsai italiano, in quanto valorizza le specie mediterranee; in ogni caso si adatta a atutte le specie decidue.
Vi è una versione più stilizzata dell’eretto casuale che si avvicina alla scuola cinese; viene accentuata la vetustà dell’albero ed il carattere di drammaticità che questo presenta, risultato di un ambiente difficile e di eventi atmosferici avversi.
Nell’educarlo, si applicheranno curve accentuate anzichè curve dolci per il tronco ed anche i rami presenteranno la stessa arditezza e drammaticità di linea. Vi è una retta ben definita tra la base e l’apice del tronco, minor numero di rami e la massa fogliare è meno compatta ed abbondante come nel corrispondente giapponese.
Anche l’eretto casuale è da consigliare ai principianti, che possono tranquillamente iniziare facendo la loro esperienza in questo stile.
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