Questo stile prevede l’impiego di parecchie piantine sempre in numero dispari, anche più di undici tronchi. La silhouette di questi gruppi di alberi va racchiusa sempre nella forma triangolare o in più triangoli.
Le norme di massima per questo stile sono analoghe a quelle per gli alberi singoli; è quasi come se tutti i tronchi fossero parte integrante dello stesso tronco e tutti i rami appartenessero ad una singola pianta. Quindi nessun albero della composizione va esaminato singolarmente, perchè la sua struttura si integrerà con gli alberi vicini per raggiungere un equilibrio generale. E’ per questo motivo che alberi con difetti o inadatti per altri stili possono essere impiegati con ottimi risultati per le forestine. La scenografia che si crea offre innumerevoli varianti: gruppi di alberi visti da vicino, da lontano, sensazione di una foresta con alberi distanziati in maniera più regolare nel vaso. Il profilo triangolare è di fatto formato da due triangoli sussidiari. Sia che la composizione conti un gruppo solo di piante o vari gruppetti “satellite”, ognuno di questi deve includere un albero principale che funga da punto focale per l’occhio dell’osservatore. Tutto ciò pero richiede , oltre alla conoscenza delle normali tecniche bonsai , un senso estetico, prospettico e di percezione visiva non comuni. Le specie più usate sono il ginepro, il pino, la crittomeria, l’acero, il faggio, l’olmo, la betulla, la zelkova, il larice, il frassino e altre decidue.
Criterio di scelta delle piante:
Piante piccole della stessa specie
Piante piccole della stessa età
Piante piccole di età differente
Piante piccole dello stesso effetto
Piante piccole di aspetto differente
Non crediamo che sia il caso di fornire regole per la composizione, perchè questa è il frutto del gusto e della sensibilità del bonsaista; fate, come consigliato per gli altri stili, uno schizzo di insieme che vi aiuterà: il disegno deve essere armonioso, proporzionato e dare soprattutto un senso di profondità. Ponete l’albero principale ( che sarà perciò il più grosso e il più alto ) in posizione frontale o decentrata verso destra o sinistra rispetto all’osservatore, a seconda dello sviluppo che si vuol dare alla composizione. Per raggiungere un equilibrio estetico apprezzabile, bisogna dare importanza a parecchi fattori, quali l’altezza degli alberi, il diametro dei tronchi e la distanza fra le piante. Il bonsaista deve sfruttare al massimo l’immaginazione perchè la rappresentazione risulti il più verosimile possibile. Le piantine più piccole vanno raggruppate in ordine di altezza e diametro di tronco: l’albero più corto e sottile sarà posto in posizione distale rispetto a quello principale, per avere la sensazione di distanze maggiori. Le radici ed i rami eccessivamente lunghi vanno curati soggetto per soggetto. Per lavorare più piante è necessario avere a disposizione numerosi esemplari per una scelta più accurata e perchè l’altezza o il diametro di alcune piantine potrebbe non adattarsi alla composizione. La forma a triangolo di un gruppo non deve essere mai equilatera, ma deve avere una parte corta e una più lunga. Più fitti sono gli alberi meno rami saranno necessari. Regola importante è che i rami degli alberi collocati alla periferia delle composizioni siano sempre diretti verso l’esterno. Per chi vuole iniziare a creare questi gruppi, e opportuno provare con composizioni di tre alberi per passare poi a quantità maggiori. Non è vero che una scena debba necessariamente contenere molte piante: anche un numero limitato può rendere in pieno uno scorcio molto naturale e realistico.
Il senso della vicinanza e della lontananza è dato dalla posizione reciproca degli alberi grandi e piccoli.
- 1) Le piante più piccole disposte sul davanti del gruppo e quelle più alte poste scalarmente dietro daranno l’idea di un bosco vicino;
- 2) Aumentando il numero dei soggetti e mettendo l’albero più grande davanti ed i più piccoli dietro, il bosco apparirà lontano e lussureggiante.
- 3) Maggiore è la differenza di misura e maggiore sarà l’effetto prospettico.
E’ bene ricorrere a piantine che provengano dalla stessa pianta-madre perchè abbiano le medesime caratteristiche. Si può ricorrere, per la riproduzione, alla propagine aerea, alle talee o ai semi.
Passiamo al contenitore. La scelta si limita a vasi ovali, bassi e ampi, o a lastre di pietra molto basse, che valorizzano la composizione. Prepariamo una miscela di torba e di sfagno che, una volta bagnata, va disposta attorno alla base degli alberi comprimendo le radici. Per creare un movimento nel terreno si può porre dell’argilla sotto le piante.
Una volta completata la composizione, sarà necessario crearvi uno strato di sottobosco ricoprendo parzialmente il terreno con muschio molto corto raggruppato a macchie e aggiungendovi licheni, piccole felci e qualche piantina grassa, in grado di conferire quella particolare atmosfera che un bosco possiede.
Qualche difficoltà pratica vi si potrà presentare per il rinvaso successivo, ma questa potrà anche essere una occasione per apportare eventuali modifiche o per ripensamenti.
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