Dovrebbe essere ovvio per ogni appassionato di bonsai che una siepe contiene una quantità di potenziali bonsai già bell’e fatti: in realtà le piante da siepe hanno tutte le qualità richieste al materiale per bonsai.
Si tratta di piante o alberi vissuti nella siepe per molti anni, che sono stati regolarmente tagliati, potati e tenuti ad una altezza ridotta.
Questo processo fa crescere il tronco in forme interessanti e produce una vegetazione intricata e contorta.
Dal nostro punto di vista , un bel po’ di potatura di base è già stata fatta! Non solo le piante da siepe sopportano bene i tagli ripetuti, ma vivendo così vicine le une alle altre, sviluppano un apparato radicale estremamente raccolto e si adattano alla penombra.
Considerate tutte queste qualità positive è ovvio che un sempre maggior numero di appassionati scopra che è più vantaggioso usare piante da siepe, le quali offrono un buon materiale di partenza, anzichè di quelle che crescono in natura.
Come sempre quando c’è molta scelta, non tutto il materiale disponibile è adatto allo scopo: alcuni soggetti possono avere una brutta forma e non servire a nulla dal nostro punto di vista, altri possono essere poveri di radici e di rami.
Occorre essere molto selettivi e scartare le piante meno adatte. Nella siepe qualche albero tende a dominare sugli altri e di conseguenza ha il tronco molto più grosso.
Quando si sceglie una pianta, bisogna cercare proprio quella che ha tutte le qualità richieste: radici ben sviluppate e armoniosamente disposte, un tronco ben sagomato, una certa conicità e così via. Non sempre i tronchi ben sagomati sono i più grossi.
Se trovate una siepe il soggetto con il dovuto potenziale bonsai non siate impazienti di recuperarlo; è meglio pianificare con cura l’operazione di raccolta. Dopo tutto, l’albero ha impiegato molti anni per assumere quella forma interessante e sarebbe un autentico peccato sprecarlo a causa di un intervento affrettato.
Nel caso una siepe venga smantellata perchè deve essere spostata o non serve più, gli alberi devono essere recuperati e piantati al più presto.
Se invece l’occasione non si presenta così all’improvviso, è bene attendere la stagione della dormenza, o l’inizio della primavera. Se poi non c’è motivo di avere fretta, sarebbe bene addirittura suddividere l’operazione di recupero nell’arco di almeno due stagioni.
Ciò è particolarmente importante per gli alberi molto vecchi, in quanto le loro radici sono sicuramente penetrate assai in profondità nel terreno e sono intricate con quelle delle piante vicine. In questo caso, la cosa migliore è scavare un solco dai due lati della siepe, a circa 60 cm dal tronco della pianta che si vuole prendere.
Si devono tagliare con la vanga tutte le radici che si incontrano. E’ importante tagliare anche il fittone,
infatti, negli alberi da siepe è certamente assai profondo.
Dopo aver tagliato tutte le radici principali, si riempie il solco di sabbia grossolana, nella quale possono svilupparsi le nuove sottili radici, e si lascia l’albero indisturbato fino ala primavera successiva.
Se invece si tratta di prelevare un albero più isolato dal terreno, il solco va scavato a più di 60 cm di distanza e deve essere largo quanto la lama della vanga, per una profondità di circa 30 cm.
Anche in questo caso si tagliano tutte le radici e possibilmente anche il fittone, riducendo gradatamente l’area attorno al tronco, in modo da isolare una zolla di 40-50 cm.
Quando si trovano però radici scarse e rade, è più prudente lasciare le piante per tutto un anno al loro posto, seguendo la tecnica descritta prima. Mentre si attennde che si formino le radici sottili, si possono comunque fare gli opportuni interventi ed eseguire potature sulla parte aerea, così da poter incoraggiare la formazione di nuovi rami, in basso al tronco.
Quando si raccoglie un albero bisogna salvare quante più radici è possibile. Dapprima l’albero deve essere piantato in una aiuola di sabbia grossolana profonda 30-40 cm per permettere una cacciata di nuove radici sottili.
Le latifoglie possono essere tagliate subito all’altezza necessaria. Si possono togliere quasi tutti i rami
senza che la pianta ne soffra; sicuramente la primavera seguente si formeranno nuovi germogli e nuovi rami.
Se si tratta di una conifera bisognerà stare attenti a non eliminare troppa chioma dai rami, poichè questo potrebbe uccidere l’albero.
Le foglie verdi in cima ai rami servono a tirare la linfa e quindi giocano un ruolo importante nel permettere all’albero di vivere. Bisogna cercare di conservare un giusto equilibrio tra la quantità di radici lasciate e la ramificazione.
Si può dire che la percentuale di successo con le piante raccolte nelle siepi è più alta di quella che si ha con le piante raccolte all’aperto.
Ciò è dovuto principalmente al fatto che il materiale delle siepi può essere controllato meglio di quello preso in natura.
Pressappoco tutte le varietà di alberi che sono elencate in questo articolo possono diventare dei piacevoli bonsai. Alcuni reagiscono meglio di altri a drastiche potature, ma vale la pena di sperimentare le diverse varietà, perchè la loro risposta cambia anche in dipendenza del clima e del modo in cui vengono coltivate.
Il faggio, il carpino, l’olmo, il frassino e il biancospino si adattano facilmente alle tecniche bonsai. Il carpino, l’olmo da siepe e il faggio sono particolarmente facili da educare, poichè producono numerosi rami in pochissimo tempo.
I sempreverdi come il caprifoglio, il tasso e il bosso si comportano meno favorevolmente, poichè crescono più lentamente e non producono nuovi rami così in fretta come le loro ‘parenti’ decidue.
Inoltre, va ricordato che le radici dell’agrifoglio sono piuttosto carnose e al momento del trapianto marciscono facilmente, mentre nel caso del tasso le radici fibrose si affrancano con molta difficoltà. Perciò è importante prendere quanto più apparato radicale possibile quando si recuperano alberi da una siepe.
E’ molto più semplice raccogliere piante ornamentali come forsizia, cotoneaster, piracanta e berberis. La maggior parte delle piante prese da questo tipo di siepi si adatta più facilmente al trattamento.
Dal momento che tutte queste piante ornamentali fanno facilmente margotte, può valer la pena di preparare a questo scopo qualche ramo scelto prima di recuperare l’intero albero.
Dopo che l’albero è stato raccolto, il processo d’impostazione è praticamente identico a quello delle piante di vivaio o del materiale raccolto in natura.
La prima operazione consiste nel favorire lo sviluppo vigoroso di radici e rami. Tagliate tutti i rami delle latifoglie eccetto quelli che servono per l’impostazione.
Alle conifere lasciate i rami di medio spessore ed eliminate gli altri.
Tipi più comuni di siepi
Tipi meno comuni
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