Punica granatum

Punica granatum

Melograno

Le notizie relative alla provenienza e alle origini di questa specie, a causa della sua antichità, sono piuttosto frammentarie ed incomplete. Risulta tuttavia che, mentre fino a qualche tempo fa si riteneva che il Punica granatum fosse originario dell'Africa Settentrionale per il nome datogli da Linneo, Punica che richiama l'antica Cartagine, oggi molti studiosi e botanici sono più orientati per un'origine persiana di questa pianta, e da alcune regioni confinanti. La sua coltivazione si diffuse poi in terre molto lontane, nelle quali col tempo, si naturalizzò con grande facilità. La sua famiglia di appartenenza è quella delle Punicaceae a cui fa capo un solo genere (il Punica), e due specie: il Punica protopunica ed il Punica granatum. Quest'ultima specie si trova in un'ampia zona che va dai Balcani all'Himalaya; in tempi antichi, fu coltivata in tutto il sud-est Mediterraneo, in particolare nella penisola iberica, che ebbe il monopolio del suo frutto per molti anni, grazie alle buone capacità agricole del popolo musulmano. In natura il Melograno è un albero di medie dimensioni, a volte cespuglioso con radici rossastre e nodose. Il fusto è più o meno eretto e porta rami rigidi e spinosi, che negli esemplari selvatici si ricoprono di foglie opposte, caduche, lanceolate, di colore verde intenso e brillante, con bordo liscio e leggermente ondulato, riunite a fascetti sui rametti fertili. I fiori sono solitari, oppure in grappoli di due o tre, che appaiono alle estremità dei rami giovani; ogni singolo fiore è ermafrodito, vistoso nella sua veste aranciato-rossa. Il calice del fiore è grosso e carnoso e ha lo stesso colore dei petali: esso si apre pochi giorni dopo la formazione, lasciando apparire i petali e gli stami. A fecondazione avvenuta, il fiore, o più precisamente il suo ovario, dà luogo ad un frutto che i botanici chiamano "balausta", una bacca coriacea, sferica e grossa, coronata dai resti del calice. All'interno i numerosi grani sono formati da una polpa trasparente e succosa che avvolge il seme di colore bianco, semi-rigido: grazie al suo sapore gradevole, questo frutto viene particolarmente apprezzato. Non è però solo il frutto ad essere particolarmente apprezzato: in medicina, dalle radici vengono estratti alcaloidi utilizzati per combattere i vermi intestinali, mentre dai fiori e dalla corteccia si estrae il tannino, sostanza acida dalle proprietà astringenti, usata anche per tingere le pelli.

 
Il bonsai

In Giappone il Melograno si coltiva come bonsai dall'inizio del secolo scorso. L'interesse per questa pianta, però, presto diminuì a causa della sua scarsa longevità e della tendenza a seccare i rami giovani in inverno; è piuttosto soggetto inoltre ai ritiri di linfa dai grossi tagli: ciò gli causa la perdita di parti di corteccia, bloccando la linfa nuova man mano che invecchia. Nonostante queste caratteristiche poco incoraggianti, risulta molto adatto per la modellatura a bonsai: sopporta le potature drastiche e la pinzatura continua delle gemme, è facile da raccogliere, da far radicare ed inoltre possiede un grande vigore di crescita, oltre ad adattarsi molto bene al vaso. Applicando le tecniche bonsai, il Melograno assume caratteristiche molto affascinanti, soprattutto per quanto riguarda la sua ramificazione che diviene finissima, se si presta particolare attenzione alla potatura dei nuovi germogli. Il suo legno durissimo, permette di realizzare con grande successo dei jin. La fioritura ed i bellissimi frutti completano le qualità di quest'albero. Le sue peculiarità ne fanno anche una delle specie più adatte ad essere lavorate come shohin, per cui risulta particolarmente adeguata la varietà nana di questa pianta poiché presenta fiori e frutti di dimensioni ridotte.

 
Esposizione

Poiché ama molto il sole, trae il massimo beneficio dall'irradiazione diretta; l'ideale, comunque è che possa ricevere anche una buona ventilazione. È molto resistente anche al caldo estivo più intenso, ma soffre se sottoposto al freddo e soprattutto alle gelate invernali: ai primi abbassamenti di temperatura la pianta andrà protetta.

 
Annaffiatura

Il terreno in cui cresce il Melograno non deve rimanere costantemente umido, ma è fondamentale bagnarlo bene e abbondantemente: tra un'annaffiatura e l'altra la terra deve avere il tempo di asciugarsi. È consigliabile non effettuare annaffiature per immersione, poiché se si lascia il terriccio impregnato d'acqua per troppo tempo, esso può compattarsi a discapito di un buon drenaggio, che invece è indispensabile al fine di un rapido assorbimento dell'acqua. Vanno assolutamente evitati gli eccessi di annaffio, altrimenti sulla pianta si manifesta una crescita lunga e debole con foglie gialle. Allo stesso modo anche le annaffiature scarse danneggiano seriamente lo sviluppo della pianta: le foglie si arricciano, seccandosi ai bordi, inoltre la fioritura viene compromessa.

 
Terreno

Il composto migliore da utilizzare è costituito da: 4/6 di akadama, 1/6 di terriccio, 1/6 di sabbia.

 
Rinvaso

La frequenza ideale per effettuare il trapianto di questa specie è ogni due/tre anni. Se si effettua il rinvaso una settimana dopo che la pianta ha vegetato, l'albero non andrà incontro ad alcun rischio. Si scelgano preferibilmente vasi piuttosto profondi e provvisti di molti e ampi fori al fine di un buon drenaggio.

 
Potatura

I due tipi di potatura che si praticano sul Melograno sono quella di formazione e quella di mantenimento. Con la prima si effettua il taglio di grossi rami all'inizio della primavera, momento in cui l'albero ha già vegetato, coprendo immediatamente le ferite con mastice cicatrizzante. La potatura di formazione va effettuata solo se è assolutamente necessaria, poiché il Melograno ha la forte tendenza al ritiro di linfa proprio sui tagli dei rami di grosse dimensioni. La potatura di mantenimento si applica soprattutto per eliminare l'eccesso di crescita prodotto durante tutto l'anno: rami che si incrociano, che crescono verso l'alto o il basso o che appaiono troppo lunghi. Il periodo migliore per eseguirla è la primavera o a metà autunno, in modo che i tagli abbiano il tempo di chiudersi prima del sopraggiungere dell'inverno.

 
Pinzatura

Per effettuare la pinzatura su questa specie, va considerato che il fiore appare alle estremità delle nuove vegetazioni, quindi se si interviene continuamente con le cimature non si otterranno i frutti, ma d’altra parte, se non si pinzasse, non si riuscirebbe a mantenere la silhouette dell’albero. Per pinzare correttamente il Melograno è bene far attenzione al suo ritmo di crescita come specie da fiore. È difficile che dai suoi fiori, che si sviluppano prima di giugno, si ottengano dei frutti, per questo motivo fino all'inizio dell'estate essi non saranno necessari e quindi ci si potrà occupare delle nuove crescite, pinzando allo scopo di formare nuovi rami. Dalla fine di maggio/primi di giugno i rami si lasceranno crescere: osservando quali portano la gemma da fiore all’estremità, si scelgono quelle che interessano al disegno dell’albero, pinzando le restanti.

 
Avvolgimento

In maggio-giugno si può applicare il filo poiché questo è il momento in cui la nuova crescita non è ancora totalmente lignificata e quindi i rami potranno essere curvati più facilmente, evitando il rischio di rotture. Su questa specie, essendo piuttosto delicata, l'avvolgimento va effettuato con la massima attenzione. Si consiglia di utilizzare filo di alluminio ramato. Quando si prevede di avvolgere un ramo di grosse dimensioni, è bene non annaffiare la pianta nei due giorni precedenti al lavoro.

 
Concimazione

Alla fine della fioritura, dopo la potatura, somministrare Concime Stimolante Bonsan unito a Concime Organico Liquido Bonsan per 3 volte ogni 8-10 giorni. Negli altri periodi utilizzare il Concime Organico Liquido Bonsan ogni 15 giorni fino ad ottobre, oppure Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro ogni 15-25 giorni, escludendo il periodo di luglio e agosto. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

 
Patologie

Nel momento della fioritura gli alberi sono maggiormente soggetti ad attacchi di parassiti, ma nella somministrazione dei prodotti insetticidi occorre avere cautela, altrimenti si rischia di ostacolare l'impollinazione naturale. Quindi è consigliabile applicare dei trattamenti di prevenzione, piuttosto che dover intervenire quando l'albero si trova nella fase di fioritura. Questa specie è soggetta soprattutto a mosca bianca e ragnetto rosso.