Serissa foetida

Serissa foetida

La famiglia a cui appartiene questa pianta erbacea a portamento arbustivo è quella vastissima delle Rubiaceae, che conta dalle 4.500 alle 5.000 specie. Il luogo di provenienza è l'Estremo Oriente; nel nostro Paese ha fatto il suo ingresso da poco tempo, circa una decina d’anni, e per il momento è nota solo in forma bonsai. Morfologicamente è caratterizzata da una foglia piccola, persistente, lanceolata, la cui colorazione verde, sempre molto lucida, va dalle tonalità chiare a quelle più scure; in alcune varietà, denominate variegate, le foglie non hanno un colore uniforme: il verde è interrotto da striature bianche o gialle, che danno origine a suggestivi disegni. È caratterizzata da un’abbondante fioritura bianca (rosa nelle varietà giapponesi), che si manifesta sporadicamente per tutta l’estate, mentre da settembre appare costantemente fiorita, tanto che nel periodo natalizio i suoi fiori che ricoprono non solo la chioma, ma anche tutti i rami, suggeriscono l’idea dei fiocchi di neve. La loro forma è a campanella e sono semplici, bisessuati. Il frutto è capsulare ed i semi che esso contiene sono provvisti di un endosperma copioso e carnoso o più raramente cartilagineo. Il suo tronco, che di solito è profondamente inciso, contorto e rivestito da una corteccia squamata di colore beige o grigio chiaro, esteticamente, insieme alla fioritura rappresenta uno dei maggiori pregi di questa specie. Da citare per la sua peculiarità è l’apparato radicale, composto da lunghe radici serpeggianti, che avvinghiano la parte bassa del tronco, conferendogli un aspetto singolare ed affascinante. Per quanto riguarda la sua ambientazione, questa specie proveniente dalla Cina, è poco resistente al freddo e pertanto non deve mai essere esposta a temperature inferiori agli 8°-10° C. Si tratta di un tipo di pianta che in Italia viene considerata da interno, poiché non potrebbe resistere ai rigidi inverni tipici delle nostre regioni settentrionali e centrali.

 
Il bonsai

Proprio per le sue caratteristiche peculiari, la Serissa è particolarmente indicata per la coltivazione a bonsai poiché, con essa, si possono ottenere esemplari molto decorativi. In Giappone e Cina questa specie è largamente diffusa anche fra i principianti che riescono a lavorarla facilmente essendo una pianta robusta e che risponde bene a tutte le tecniche bonsaistiche; si presta molto bene, inoltre, alla modellatura in qualsiasi stile e pertanto lascia ampio spazio di scelta per la sua lavorazione. In Giappone la Serissa viene spesso usata come pianta di compagnia o di contorno nei bonkei (paesaggi rocciosi). I cinesi, invece, la considerano una vera e propria essenza da bonsai adatta a tutti gli stili e dimensioni, dove spesso è affiancata a rocce e statuine raffiguranti omini, pagode e templi, che ricreano il tipico paesaggio cinese.

 
Esposizione

Questa specie proveniente dalla Cina durante i mesi invernali va collocata all'interno. È possibile farla sopravvivere anche con la sola luce artificiale, utilizzando lampade specifiche per piante: questo consente di collocare la Serissa anche nelle zone più buie della casa. Dalla primavera all’inizio dell'autunno, si posiziona all’esterno al riparo però dai raggi diretti del sole.

 
Annaffiatura

Come regola generale per garantire la giusta annaffiatura, occorre tener conto delle esigenze di ogni singola pianta, comunque, in linea di massima, questa specie necessita di ricevere acqua in abbondanza e frequente durante le assolate giornate estive e in primavera in presenza di venti forti. Durante tutto l'anno invece si bagna non appena il terreno risulta asciutto per il 70-80%. In inverno quando vengono riparate all'interno, è necessario nebulizzare spesso la chioma e porre sotto al vaso un vassoio con della pozzolana in modo che possa assicurare una certa umidità. È bene tener presente che dopo la potatura le annaffiature andranno ridotte poiché il fabbisogno idrico sarà minore.

 
Terreno

Si consiglia un composto costituito da 50% akadama, 40% terra pronta e 10% sabbia.

 
Rinvaso

Il trapianto offre l’occasione per tagliare le radici morte o quelle cresciute eccessivamente, per sostituire il terreno ed anche per cambiare il vaso. Gli esemplari più maturi andranno rinvasati ogni tre-quattro anni, mentre con maggiore frequenza bisognerà intervenire su quelli giovani: ogni uno, massimo due anni. Il periodo migliore è la tarda primavera, quando ormai la temperatura è assestata sui 15° - 20° C. Per effettuare questa operazione nel modo migliore, bisogna districare le radici ed eliminare il vecchio terriccio. Dopo aver posto una strato drenante sul fondo, si adagerà la pianta all’interno del vaso, sul composto consigliato per questa specie. Insieme al trapianto è necessario procedere anche ad una potatura di 1/3 dell’apparato fogliare, in modo da controbilanciare la riduzione delle radici. Questo favorirà il ristabilirsi delle normali condizioni distributive dell’acqua.

 
Potatura

La potatura dei rami della Serissa non crea particolari problemi. Su quelli più grossi si interverrà nel momento di stasi vegetativa, possibilmente prima della ripresa (marzo-aprile), usando attrezzi ben affilati e disinfettati. Le ferite andranno protette con mastice cicatrizzante. Sempre in questo periodo si procederà allo sfoltimento delle crescite in eccesso: un’operazione indispensabile per incoraggiare lo sviluppo di nuovi getti, mantenendo contemporaneamente sani quelli già esistenti, che soffocherebbero se privati di luce ed aria. Tutti i rametti secchi presenti all’interno della folta vegetazione, vanno eliminati costantemente durante tutto l’anno.

 
Pinzatura

Questa specie presenta il fiore sull’estremità del germoglio, ma quest’ultimo si allunga per diversi centimetri prima di fiorire, causando la perdita dei germogli con crescita debole e lenta, che verranno soffocati dalla nuova vegetazione. Per evitare che accada, bisogna potare la nuova crescita a una coppia di foglie, quando ne presenta sul ramo 5-6 nuove, fino alla fine di giugno. In questo modo si perderà la fioritura primaverile, poiché la pianta fiorirà una sola volta, ma si otterrà una vegetazione folta e verde.

 
Avvolgimento

Vista la crescita lenta di questi arbusti, anche i rametti che appaiono fini, sono in molti casi vecchi e quindi fragili, per cui bisognerà, in caso di necessità ricorrere al filo con i dovuti accorgimenti. Occorre prestare attenzione nella protezione dell’attaccatura dei rami al tronco e alla prima curvatura dei rami. Anche se il momento più opportuno è quello primaverile, poiché il legno in questa fase è meno fragile, non esiste alcuna restrizione per l’applicazione dell’avvolgimento anche durante tutto il resto dell’anno. Il filo andrà rimosso prima che cominci a incidere la corteccia, ovviamente, trattandosi di una specie a crescita lenta, dovrà trascorrere una stagione vegetativa.

 
Concimazione

Alla ripresa vegetativa (marzo-aprile) concimare ogni 8-10 giorni abbinando il Concime Bonsan ad Azione Stimolante al Concime Liquido Organico Bonsan. Da aprile a settembre concimare ogni 8-10 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan oppure ogni 15-20 giorni con Bonsan Concime Solido Organico Aburukasu, evitando i mesi di luglio e agosto. Da settembre a febbraio utilizzare ogni 15-20 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

 
Patologie

Non si tratta di una specie particolarmente soggetta a malattie, occasionalmente però si possono verificare attacchi di afidi, cocciniglia, molto minacciosa per le radici, aleuroidi e ragnetto rosso. In presenza di queste patologie è bene intervenire con i comuni prodotti antiparassitari, utilizzando le dosi consigliate ed effettuando almeno tre trattamenti a distanza di dieci giorni uno dall’altro.