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	<title>ZenGarden Bonsai &#187; Bonsai</title>
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		<title>Fare bonsai da siepi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 16:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodi di formazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Dovrebbe essere ovvio per ogni appassionato di bonsai che una siepe contiene una quantità di potenziali bonsai già bell&#8217;e fatti: in realtà le piante da siepe hanno tutte le qualità richieste al materiale per bonsai. Si tratta di piante o alberi vissuti nella siepe per molti anni, che sono stati regolarmente tagliati, potati e tenuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px 4px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/e-siepe.jpg" alt="" width="299" height="227" />Dovrebbe essere ovvio per ogni appassionato di bonsai che una siepe contiene una quantità di potenziali bonsai già bell&#8217;e fatti: in realtà le piante da siepe hanno tutte le qualità richieste al materiale per bonsai.<br />
Si tratta di piante o alberi vissuti nella siepe per molti anni, che sono stati regolarmente tagliati, potati e tenuti ad una altezza ridotta.<br />
Questo processo fa crescere il tronco in forme interessanti e produce una vegetazione intricata e contorta.<br />
Dal nostro punto di vista , un bel po&#8217; di potatura di base è già stata fatta! Non solo le piante da siepe sopportano bene i tagli ripetuti, ma vivendo così vicine le une alle altre, sviluppano un apparato radicale estremamente raccolto e si adattano alla penombra.<br />
Considerate tutte queste qualità positive è ovvio che un sempre maggior numero di appassionati scopra che è più vantaggioso usare piante da siepe, le quali offrono un buon materiale di partenza, anzichè di quelle che crescono in natura.</p>
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<div><strong>Scegliere il materiale adatto</strong></div>
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<p>Come sempre quando c&#8217;è molta scelta, non tutto il materiale disponibile è adatto allo scopo: alcuni soggetti possono avere una brutta forma e non servire a nulla dal nostro punto di vista, altri possono essere poveri di radici e di rami.<br />
Occorre essere molto selettivi e scartare le piante meno adatte. Nella siepe qualche albero tende a dominare sugli altri e di conseguenza ha il tronco molto più grosso.<br />
Quando si sceglie una pianta, bisogna cercare proprio quella che ha tutte le qualità richieste: radici ben sviluppate e armoniosamente disposte, un tronco ben sagomato, una certa conicità e così via. Non sempre i tronchi ben sagomati sono i più grossi.<br />
Se trovate una siepe il soggetto con il dovuto potenziale bonsai non siate impazienti di recuperarlo; è meglio pianificare con cura l&#8217;operazione di raccolta. Dopo tutto, l&#8217;albero ha impiegato molti anni per assumere quella forma interessante e sarebbe un autentico peccato sprecarlo a causa di un intervento affrettato.</p>
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<div><strong>Come prendere il materiale dalla siepe</strong></div>
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<p>Nel caso una siepe venga smantellata perchè deve essere spostata o non serve più, gli alberi devono essere recuperati e piantati al più presto.<br />
Se invece l&#8217;occasione non si presenta così all&#8217;improvviso, è bene attendere la stagione della dormenza, o l&#8217;inizio della primavera. Se poi non c&#8217;è motivo di avere fretta, sarebbe bene addirittura suddividere l&#8217;operazione di recupero nell&#8217;arco di almeno due stagioni.<br />
Ciò è particolarmente importante per gli alberi molto vecchi, in quanto le loro radici sono sicuramente penetrate assai in profondità nel terreno e sono intricate con quelle delle piante vicine. In questo caso, la cosa migliore è scavare un solco dai due lati della siepe, a circa 60 cm dal tronco della pianta che si vuole prendere.</p>
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<div><strong>Il giusto modo di trattare le radici</strong></div>
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<p>Si devono tagliare con la vanga tutte le radici che si incontrano. E&#8217; importante tagliare anche il fittone,<br />
infatti, negli alberi da siepe è certamente assai profondo.<br />
Dopo aver tagliato tutte le radici principali, si riempie il solco di sabbia grossolana, nella quale possono svilupparsi le nuove sottili radici, e si lascia l&#8217;albero indisturbato fino ala primavera successiva.<br />
Se invece si tratta di prelevare un albero più isolato dal terreno, il solco va scavato a più di 60 cm di distanza e deve essere largo quanto la lama della vanga, per una profondità di circa 30 cm.<br />
Anche in questo caso si tagliano tutte le radici e possibilmente anche il fittone, riducendo gradatamente l&#8217;area attorno al tronco, in modo da isolare una zolla di 40-50 cm.<br />
Quando si trovano però radici scarse e rade, è più prudente lasciare le piante per tutto un anno al loro posto, seguendo la tecnica descritta prima. Mentre si attennde che si formino le radici sottili, si possono comunque fare gli opportuni interventi ed eseguire potature sulla parte aerea, così da poter incoraggiare la formazione di nuovi rami, in basso al tronco.</p>
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<div><strong>Trattamento successivo</strong></div>
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<p>Quando si raccoglie un albero bisogna salvare quante più radici è possibile. Dapprima l&#8217;albero deve essere piantato in una aiuola di sabbia grossolana profonda 30-40 cm per permettere una cacciata di nuove radici sottili.<br />
Le latifoglie possono essere tagliate subito all&#8217;altezza necessaria. Si possono togliere quasi tutti i rami<br />
senza che la pianta ne soffra; sicuramente la primavera seguente si formeranno nuovi germogli e nuovi rami.<br />
Se si tratta di una conifera bisognerà stare attenti a non eliminare troppa chioma dai rami, poichè questo potrebbe uccidere l&#8217;albero.<br />
Le foglie verdi in cima ai rami servono a tirare la linfa e quindi giocano un ruolo importante nel permettere all&#8217;albero di vivere. Bisogna cercare di conservare un giusto equilibrio tra la quantità di radici lasciate e la ramificazione.<br />
Si può dire che la percentuale di successo con le piante raccolte nelle siepi è più alta di quella che si ha con le piante raccolte all&#8217;aperto.<br />
Ciò è dovuto principalmente al fatto che il materiale delle siepi può essere controllato meglio di quello preso in natura.</p>
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<div><strong>L&#8217;educazione a bonsai</strong></div>
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<p>Pressappoco tutte le varietà di alberi che sono elencate in questo articolo possono diventare dei piacevoli bonsai. Alcuni reagiscono meglio di altri a drastiche potature, ma vale la pena di sperimentare le diverse varietà, perchè la loro risposta cambia anche in dipendenza del clima e del modo in cui vengono coltivate.<br />
Il faggio, il carpino, l&#8217;olmo, il frassino e il biancospino si adattano facilmente alle tecniche bonsai. Il carpino, l&#8217;olmo da siepe e il faggio sono particolarmente facili da educare, poichè producono numerosi rami in pochissimo tempo.<br />
I sempreverdi come il caprifoglio, il tasso e il bosso si comportano meno favorevolmente, poichè crescono più lentamente e non producono nuovi rami così in fretta come le loro &#8216;parenti&#8217; decidue.<br />
Inoltre, va ricordato che le radici dell&#8217;agrifoglio sono piuttosto carnose e al momento del trapianto  marciscono facilmente, mentre nel caso del tasso le radici fibrose si affrancano con molta difficoltà. Perciò è importante prendere quanto più apparato radicale possibile quando si recuperano alberi da una siepe.<br />
E&#8217; molto più semplice raccogliere piante ornamentali come forsizia, cotoneaster, piracanta e berberis. La maggior parte delle piante prese da questo tipo di siepi si adatta più facilmente al trattamento.<br />
Dal momento che tutte queste piante ornamentali fanno facilmente margotte, può valer la pena di preparare a questo scopo qualche ramo scelto prima di recuperare l&#8217;intero albero.<br />
Dopo che l&#8217;albero è stato raccolto, il processo d&#8217;impostazione è praticamente identico a quello delle piante di vivaio o del materiale raccolto in natura.<br />
La prima operazione consiste nel favorire lo sviluppo vigoroso di radici e rami. Tagliate tutti i rami delle latifoglie eccetto quelli che servono per l&#8217;impostazione.<br />
Alle conifere lasciate i rami di medio spessore ed eliminate gli altri.</p>
<p><strong>Tipi più comuni di siepi</strong></p>
<p class="message">Acero Campestre (Acer campestre)</p>
<p class="message">Agrifoglio (Ilex Aquifolium)</p>
<p class="message">Biancospino (Crateagus Monogyna)</p>
<p class="message">Carpino (Carpinus Betulus)</p>
<p class="message">Eschia (Quercus Robur)</p>
<p class="message">Faggio (Fagus Sylvatica)</p>
<p class="message">Frassino (Fraxinus Excelsior)</p>
<p class="message">Nocciolo (Corylus Avellana)</p>
<p class="message">Olmo (Ulmus Procera e altre varietà)</p>
<p class="message">Prugnolo (Prunus Spinosa)</p>
<p class="message">Sicomoro (Acer Pseudoplatanus)</p>
<p class="message">Tasso (Taxus Baccata)</p>
<p><strong>Tipi meno comuni</strong></p>
<p class="message">Corniolo (Cornus)</p>
<p class="message">Evonimno (Euvonymus Europaeus)</p>
<p class="message">Ginestra (Sarothamnus Scoparius)</p>
<p class="message">Ligustro (Ligustrum Vulgare)</p>
<p class="message">Melo (Malus Sylvestris)</p>
<p class="message">Ontano (Alnus Glutinosa)</p>
<p class="message">Pino (Pinus Sylvestris)</p>
<p class="message">Pioppo (Populus)</p>
<p class="message">Rosa Selvatica (Rosa Arvensis)</p>
<p class="message">Salice (Tutte le varietà Salix)</p>
<p class="message">Sambuco (Sambucus)</p>
<p class="message">Sorbo Selvatico (Sorbus Aucuparia)</p>
<p class="message">Viburno (Viburnum Opulus)</p>
<p class="message">Vischio (Tilia Cordata)</p>
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		<title>Riparo invernale</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 20:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manutenzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarà a causa del raffronto co le umane condizioni, ma il freddo è una delle preoccupazioni che più assillano i bonsaisti. E&#8217;proprio in seguito a queste preoccupazioni che il più delle volte si causano più danni ai bonsai nel volerli proteggere eccessivamente magari portandoli al calduccio in casa, che non a causa del freddo stesso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà a causa del raffronto co le umane condizioni, ma il freddo è una delle preoccupazioni che più assillano i bonsaisti. E&#8217;proprio in seguito a queste preoccupazioni che il più delle volte si causano più danni ai bonsai nel volerli proteggere eccessivamente magari portandoli al calduccio in casa, che non a causa del freddo stesso.<br />
Naturalmente quando si parla di bonsai che possono sopportare il freddo, ci si riferisce a piante autoctone o naturalmente spontaneizzate alle latitudini ad altitudini in cui vengono coltivate. I bonsai tropicali o subtropicali quali ficus, serisse, carmone, nulla hanno a che vedere con le nostre querce, olmi, carpini, larici, pini, faggi, olivi, melograni, ecc. Per queste piante occorre fare un discorso a parte, in quanto bisogna garantire loro delle temperature minime non inferiori a quelle dei loro paesi d&#8217;origine. La protezione per le essenze nostrane è cosa ben diversa e naturalmente in questo caso bisogna tener conto del luogo di provenienza delle piante.<br />
Nel nostro paese distinguiamo sei diversi tipi di clima: alpino, montano, padano, adriatico, appenninico, ligure-tirrenico, mediterraneo, pertanto anche le piante si sono adeguate a queste caratteristiche. Voler coltivare larici in sicilia e bouganvillee in Val d&#8217;Aosta creerà sempre problemi e non solamente d&#8217;inverno. Per non omettere grossolani errori di valutazione, e quindi di eccessiva o scarsa protezione, bisogna guardarsi intorno. Le piante che riescono a svernare tranquillamente nel loro habitat naturale, possono farlo anche in vaso. Il freddo, anche quello più intenso, è utile a molte specie di piante, le aiuta a combattere gli attacchi dei parassiti e difendersi dalle infezioni, inoltre è fondamentale per scandire le fasi vegetative riferite ad ogni singola stagione. Una pianta che a fine autunno in seguito ai primi freddi, non riceve un naturale segnale di avvertimento che la stagione vegetativa volge al termine, non avrà un normale ciclo vegetativo. Alla mancata stasi invernale seguirà una mancata ripresa primaverile, creando gravi scompensi alla pianta stessa.<br />
Naturalmente le piante che in natura riescono a sopportare il freddo senza problemi, sono piante in ottime condizioni di salute e quindi anche i bonsai dovranno affrontare l&#8217;inverno in ottimo stato. Una pianta malata, vittima di parassiti o che abbia subito traumi, quali colpi di secco ecc.. che ne abbiano ridotto le naturali difese, mal riuscirebbe a sopportare il freddo intenso.<br />
Altra considerazione da fare è che i bonsai non possono, a differenza dei fratelli che vivono in natura, affondare le radici alla profondità che più li aggrada. La coltivazione in vaso richiede un minimo di attenzione in più; comunque quando il terriccio gela in superficie, in profondità riesce ancora a proteggere adeguatamente le radici anche a temperature di 4/5° C. Se si teme che la temperatura possa scendere oltre questo limite e per lungo tempo, è opportuno proteggere i vasi ed il relativo pane di terra con uno strato di materiale isolante. A questo scopo i vasi potrebbero essere interrati in un angolo del giardino e coperti con uno strato di foglie; oppure riposti in una cassetta di polistirolo, di legno o altro riempendola di argilla espansa, foglie secche, trucioli di legno ecc. fino a coprire interamente il pane di terra ( dis. 1 ).<br />
<img style="border: 1px solid black;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/e-isolazione-vaso.jpg" alt="" width="400" height="411" /><br />
Un altro utile accorgimento potrebbe essere quello di riporre i vasi sotto i bancali di coltivazione, ponendovi sopra un telo di plastica nei periodi di freddo più intenso. Un altra condizione da rispettare è quella di non sottoporre a rinvaso e a potature autunnali-invernali le piante che dovranno svernare al freddo intenso. La potatura unita al rinvaso è uno stimolo ad una precoce ripresa vegetativa, pertanto le piante risulterebbero più esposte ad eventuali danni.<br />
Nei luoghi dove la neve può cadere abbondantemente, il pericolo non può venire solamente dal fraddo ma anche dal peso della neve sulle piante. La neve è un ottimo riparo per il freddo che in genere fa seguito alle nevicate: toglierla dalle piante significherebbe esporre ancora di più le piante al gelo. Nel caso vi fosse pericolo che il carico eccessivo possa schiantare qualche ramo, è consigliabile puntellare le parti in pericolo della pianta, creandogli una base di appoggio.<br />
In conclusione le piante sanno come proteggersi dal freddo e come giovarsene; sta a noi, con un minimo di competenza e tanto buon senso, fare in modo che possano affrontarlo nel miglior modo possibile.<br />
<img class="alignnone" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/neve.jpg" alt="" width="350" height="233" /><br />
<strong>Foto 1: Galleria di walter Pall</strong></p>
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		<title>Bonsai da piante di vivaio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 19:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La maggior parte dei principianti non pensa sia possibile realizzare bonsai partendo da piante di vivaio. Eppure se il bonsai è ben fatto poche persone saprebbero scoprire che in origine quell&#8217;albero era destinato a diventare parte di un giardino o di un parco. Nonostante le grosse possibilità che offre questo tipo di materiale, ben raramente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 6px 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/e-vivaio.jpg" alt="" width="269" height="450" />La maggior parte dei principianti non pensa sia possibile realizzare bonsai partendo da piante di vivaio.<br />
Eppure se il bonsai è ben fatto poche persone saprebbero scoprire che in origine quell&#8217;albero era destinato a diventare parte di un giardino o di un parco.<br />
Nonostante le grosse possibilità che offre questo tipo di materiale, ben raramente viene sfruttato in modo adeguato, forse per ignoranza, forse anche per snobismo.<br />
Ci sono persone infatti che rifiutano di usare piante provenienti da un vivaio, poichè le considerano alla stregua di materiale di seconda scelta.<br />
Poco per volta, comunque, questa mentalità va cambiando e coloro che vedono nel bonsai soprattutto l&#8217;aspetto creativo, invece di raccogliere in natura cominciano a cercare materiale nei vivai.<br />
Il termine &#8216;pianta di vivaio&#8217; definisce gli alberi che vengono venduti al pubblico nei vivai e nei garden center.<br />
Ne sono disponibili di tutte le dimensioni, anche se i più diffusi sono alti attorno al metro, posti in contenitori di uno o tre litri: eccezionalmente se ne possono trovare anche fino a 4-5 metri in grandi contenitori da 25-30 litri.<br />
Il vantaggio di poter scegliere in vivaio è che si trova un vasto assortimento di specie, varietà e forme.<br />
Ciò diventa importante quando si intende creare un bonsai di grandi dimensioni.<br />
Gli alberi che si raccolgono in natura sono nella maggior parte dei casi di specie forestali: pini, larici, abeti, faggi, querce, ginepri, ecc.<br />
In Occidente è praticamente impossibile trovare in natura specie ornamentali quali l&#8217;acero palmato, il berberis, e altre varietà più o meno esotiche: sono reperibili solo nei centri di giardinaggio e nei vivai specializzati.<br />
Fatto alquanto curioso, non sono certo che i soggetti di miglior qualità quelli che si prestano bene alla trasformazione in bonsai, ma piuttosto quelli di seconda scelta o addirittura gli scarti, che hanno tronchi piegati, rami storti e chioma rada. Queste piante si adattano benissimo a essere educate in forme interessanti.<br />
Un&#8217;altra buona ragioneper utilizzare alberi di questo tipo e che normalmente sono venduti già in contenitore e ciò permette di manipolarli in qualsiasi stagione.<br />
Inoltre hanno generalmente un apparato radicale compatto e quindi si possono mettere molto presto in vaso bonsai.<br />
Qualche volta, però, capita che le radici siano anche troppo fitte e intricate, tali da occupare tutto il vaso.<br />
Conviene allora badare che tale fatto non si riveli un inconveniente, sia dal punto di vista estetico che per quanto riguarda la salute della pianta.<br />
Un&#8217;accurata ispezione consentirà di scegliere il soggetto migliore.</p>
<p><strong>Scegliere l&#8217;albero adatto</strong></p>
<p>Bisogna imparare a riconoscere a colpo d&#8217;occhio i soggetti adatti al bonsai.<br />
La loro ricerca è sempre entusiasmante e spesso si devono andare a scovare nei posti più nascosti.<br />
Quasi sempre, infatti, gli alberi per noi più interessanti vengono tolti dalle aree di vendita, in quanto non sono richiesti dalla clientela normale.<br />
Le piante di vivaio diventano abbastanza facilmente bonsai accettabili, ma a condizione di tagliare senza paura, per accorciare tronchi e diradare rami.<br />
Occore inoltre ridurre le radici.<br />
Lo scopo dei vivaisti è di avere alberi decorativi e quindi, sovente, questi soggetti hanno una chioma molto ricca, ma un tronco troppo sottile per i nostri scopi.<br />
Nella scelta orientatevi perciò verso soggetti con la base del tronco piuttosto grossa e i rami che partono bassi.<br />
Quelli esili, di fusto e di ramificazione, sono destinati a dar poca soddisfazione.<br />
Parecchi sono gli elementi da prendere in considerazione mentre si valuta un albero. Il primo è il tronco. Messi in condizione di scegliere tra un gran numero di piante, si è tentati di accettare quelle con il tronco più spesso.<br />
La forma e la conicità sono però altrettanto<br />
importanti della grossa dimensione: il tronco ideale è largo alla base e si restringe regolarmente salendo verso la cima.</p>
<p><strong>L&#8217;importanza delle radici</strong></p>
<p>Spesso le piante di vivaio sono rinvasate a macchina e questo le porta ad avere le radici disposte irregolarmente; in più quasi sempre sono state rinvasate in modo tale che il tronco e nascosto per parecchi centimetri nel terreno.<br />
Saggiare sempre con un dito la profondità e la direzione delle radici: eviterete così spiacevoli sorprese.</p>
<p><strong>Occorre valutare la qualità della ramificazione</strong></p>
<p>Quanti più<br />
rami ci sono, migliore sarà il soggetto, ma questi devono partire regolarmente dal basso del tronco ed essere di dimensioni abbastanza uniformi: le piante con rami troppo spessi o troppo esili devono essere subito scartate.<br />
Quando i rami sono esageratamente grossi rispetto al tronco, l&#8217;albero appare senza equlibrio; d&#8217;altra parte se i rami sono troppo sottili<br />
ci vorrà molto tempo per farli crescere sino alla dimensione adatta al disegno definitivo del bonsai.<br />
Le condizioni della chioma non sono determinanti: normalmente gli alberi si riprendono benissimo dopo il rinvaso, se si dà spazio alle loro radici e li si fertilizza con un concime a rapido effetto.</p>
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		<title>Coltivare bonsai partendo da semenzali e talee</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 19:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodi di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[educazione di un bonsai]]></category>
		<category><![CDATA[formazione di un bonsai]]></category>
		<category><![CDATA[potatura]]></category>
		<category><![CDATA[riproduzione da seme]]></category>
		<category><![CDATA[riproduzione da talea]]></category>
		<category><![CDATA[taglio delle radici]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo post vediamo come produrre un bonsai da seme o talea, principalmente dobbiamo sapere che produrre le pianticelle o le talee è solo una piccola parte, anche se piuttosto importante, di tutto il procedimento bonsai. Dopo tutto, pianticelle e talee costituiscono solo il materiale grezzo che dovrà essere trattato adeguatamente prima che lo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo post vediamo come produrre un bonsai da seme o talea, principalmente dobbiamo sapere che produrre le pianticelle o le talee è solo una piccola parte, anche se piuttosto importante, di tutto il procedimento bonsai.<br />
Dopo tutto, pianticelle e talee costituiscono solo il materiale grezzo che dovrà essere trattato adeguatamente prima che lo si possa considerare un bonsai. La scelta iniziale riguarda le dimensioni del futuro bonsai e a questo proposito le caratteristiche del materiale disponibile sono determinanti nella scelta del programma da realizzare.<br />
Talee o semenzali di 2 o3 anni sono ottimo materiale per fare piccoli bonsai: si tratta generalmente di alberetti alti dai 20 ai 25 cm., con un tronco di 10-15 mm. di diametro. La dimensione del tronco dipende dalla varietà e anche da come l&#8217;albero è stato coltivato. Il materiale che ha potuto crescere vigoroso all&#8217;aperto ha certamente un tronco più grosso di quello che viene coltivato in contenitori, tuttavia anche le piantine e le talee che sono state rinvasate in contenitori progressivamente più grandi possono raggiungere talvolta delle buone dimensioni. L&#8217;acero tridente, l&#8217;olmo cinese e la zelkova sono varietà particolarmente vigorose e se crescono libere nel terreno, con abbondanza di luce, fertilizzanti e acqua, possono ingrossare i tronchi fino a 5 cm. di diametro e raggiungere un&#8217;altezza di oltre 3 metri in quattro o cinque anni.<br />
<img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/esempio-produzione.jpg" alt="" width="350" height="338" /></p>
<p><strong>Le diverse tecniche per la formazione del bonsai</strong></p>
<p>Molte persone si avvicinano al bonsai attraverso le invitanti confezioni di &#8216;semi per bonsai&#8217; che contengono un pò di sementi e un piccolo vaso di terriccio.<br />
Queste confezioni possono essere divertenti e, sempre che i semi siano vitali, una buona quantità di questi potrebbe germogliare e diventare discreto materiale bonsai.<br />
Come già detto, però, riuscire a far germogliare i semi è solo un primo passo: gli alberetti dovranno essere educati adeguatamente e subire una impostazione, se si vuole che diventino dei veri bonsai.<br />
Lasciati crescere senza alcun trattamento, sono destinati a diventare comune materiale di vivaio.<br />
La maggior parte dei principianti non sa, troppo spesso, quali interventi compiere  una volta che le piantine sono cresciute, il che porta a cocenti delusioni e spesso all&#8217;abbandono dell&#8217;hobby. Ciò è un vero peccato e si può facilmente evitare.<br />
Ci sono due modi fondamentali per creare bonsai da piantine e talee. Il primo è un vecchissimo metodo che è stato praticato dai cinesi per secoli.<br />
Esso è conosciuto come il metodo di &#8216;taglia<br />
e lascia crescere&#8217;, ed è basato sulla tecnica di continuare a potare e cimare, finchè si ottiene la forma desiderata.<br />
Il secondo metodo è stato sviluppato più recentemente e contempla l&#8217;uso di filo metallico per piegare l&#8217;albero nella forma voluta. Entrambi questi metodi sono descritti  quì di seguito.</p>
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<div>Il metodo &#8216;tagliare e lasciar crescere&#8217;</div>
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<p>Le piantine prodotte da seme o da talee<br />
radicate di recente devono poter crescere vigorosamente per i primi due anni, cosicchè il loro tronco si ingrossi.<br />
Alcuni coltivatori di bonsai in Giappone esaminano meticolosamente le radici delle giovani piante, rimuovono il fittone e accorciano tutte le radici laterali troppo vigorose, perchè fin dall&#8217;inizio si sviluppi un buon apparato radicale disposto radialmente.<br />
L&#8217;appassionato può anche comportarsi nello stesso modo, nonostante che durante questo stadio la cosa più importante sia assicurare un vigoroso sviluppo a tutta la pianta. Le giovani piante, tenute sia nella terra che in vasi da fiori, devono essere concimate abbondantemente durante due successive stagioni vegetative: coltivate correttamente possono crescere fino a 30-90 cm. a seconda della specie ( gli aceri, ad esempio, possono raggiungere il mezzo metro, mentre l&#8217;olmo cinese e la zelkova giungono anche a 90 cm ). L&#8217;intenzione, comunque, non è quella di farle crescere così alte; si tratta piuttosto di sviluppare dei soggetti di piccole dimensioni ma robusti, in modo che il diametro del tronco sia in proporzione con l&#8217;immagine finale del futuro bonsai.<br />
L&#8217;età migliore per iniziare il trattamento è a circa due anni.<br />
Se il soggetto è troppo giovane, può non essersi sviluppato abbastanza; se è troppo vecchio, il suo tronco può essere diventato troppo rigido per essere educato.<br />
Quando la pianticella ha raggiunto le dimensioni desiderate, deve essere estratta dal terreno e collocata in un vaso da fiori o in una piccola seminiera.<br />
Si possono mettere queste piantine da sole, appaiate o anche in gruppi da tre a cinque nello stesso contenitore.<br />
La composizione del terriccio usato per queste giovani piantine non è molto importante ( basta che sia ben drenato ), visto che la fertilizzazione della pianta verrà realizzata in un secondo tempo, con l&#8217;uso di concimi.<br />
Dopo il trapianto, lasciatele crescere liberamente per un anno, affinchè si sviluppino in altezza e soprattutto in diametro del tronco. Nella primavera dell&#8217;anno seguente riducetene a metà l&#8217;altezza, conservando solo 1 o 2 internodi della ramificazione della stagione corrente.<br />
Dopo questa drastica potatura, l&#8217;albero dovrà poter crescere per un altro anno: svilupperà un nuovo apice e contemporaneamente alcuni nuovi rami laterali.<br />
Nella primavera seguente ( cioè durante il quinto anno ) si ripete questo trattamento, asportando tutta la vegetazione della precedente stagione a eccezione di 2 o 3 internodi.<br />
Gli eventuali rami laterali devono essere potati affinchè infittiscano la loro ramificazione.<br />
A questo punto l&#8217;albero deve essere estratto dal terreno. Gli si potano parzialmente le radici e lo si rinvasa in un vaso da coltivazione o in una seminiera. Questo processo di tagliar via tutta la vegetazione corrente, eccetto 2 o 3 nodi, viene ripetuto ogni anno fino a che l&#8217;albero ha tra gli 8 e i 10 anni. E&#8217; invece sufficente potare le radici ad anni alterni. Giunto a questo punto il giovane alberetto dovrebbe già avere una piacevole conicità e anche un buon diametro del tronco. Con tale metodo di trattamento si può ottenere del materiale per bonsai alto circa 30 &#8211; 40 cm. e con un tronco del diametro di 25 &#8211; 50 mm. Questo procedimento è forse lento e un pò tedioso, ma può essere il punto di partenza di bonsai ben formati e piacevoli.<br />
Vi sono naturalmente sistemi più veloci per sviluppare degli alberi con il treonco molto più spesso. Tali metodi verranno spiegati in prossimi post. E&#8217; comunque molto gratificante possedere un bonsai che è stato formato completamente con le proprie mani.</p>
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<div>L&#8217;applicazione del filo</div>
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<p>Come per il metodo precedente, conviene partire con del materiale di circa due anni. Le radici vengono accorciate al momento del trpianto in vasi da coltivazione o direttamente nel terreno. Il passo più importante, comunque, è l&#8217;applicazione del filo sul tronco, per incurvarlo dolcemente a forma di &#8216;esse&#8217;. Questa è un operazione fondamentale, poichè determina la sagoma finale dell&#8217;albero per il resto della sua vita di bonsai. Dopo che l&#8217;albero è stato educato col filo, può essere ripiantato nel terreno oppure in un grande vaso da fiori e lasciato crescere per i successivi due anni.<br />
Durante questo periodo ( il terzo e il quarto anno di crescita ) gli unici interventi necessari consistono in una regolare cimatura, affinchè si formi una densa ramificazione, destinando tutta l&#8217;energia vegetativa allo sviluppo del tronco principale. Il risultato è un considerevole inspessimento del tronco; alla fine di questo periodo di due anni l&#8217;albero è tratto dal terreno e sottoposto alla potatura delle radici prima del rinvaso. Le radici vengono potate allo scopo di lasciarle tutte della stessa lunghezza e di farle diffondere radialmente. Non è ancora il momento di decidere quali rami laterali devono essere scelti per la struttura definitiva, poichè ciò verrà fatto in un tempo successivo. Lo scopo principale, in questo periodo iniziale di crescita, è di provocare la formazione di un certo numero di rami fitti lungo il tronco. Questo si ottiene con la continua cimatura delle loro estremità. Dopo i primi due anni di educazione il filo deve essere rimosso per evitare che segni troppo profondamente la corteccia. I rami troppo lunghi devono essere accorciati. Eliminando il germoglio apicale si stimola la formazione di germogli laterali. E così di seguito, cimando i germogli laterali, essi stessi produrranno ulteriore ramificazione, ottenendo in tal modo la formazione di una chioma densa e fitta di rametti.<br />
Dopo il quarto anno l&#8217;albero viene rinvasato, previa potatura delle radici. Nel quinto e sesto annonon ci sono interventi da fare, se non la continua cimatura dei rami. Alla fine del sesto anno l&#8217;albero, dopo una riduzione dell&#8217;apparato radicale, potrà essere rinvasato in un vaso da coltivazione o addirittura in un vaso bonsai. E&#8217; nel settimo anno che si sceglie quali rami costituiranno la struttura definitiva e a questo punto tutti i rami superflui verranno eliminati.<br />
Continuando nella cimatura e nell&#8217;accorciamento dei rami rimasti, si avrà la formazione di una ramificazione compatta e, giunti all&#8217;ottavo anno, si otterrà un bonsai abbastanza verosimile.</p>
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		<title>Stile radici su roccia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 09:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Deve la sua singolarità alle radici, punto focale della composizione, che sono abbarbicate sulla roccia. Il processo di educazione è abbastanza lungo ma garantisce risultati spettacolari. Esistono due forme fondamentali Lo stile radici su roccia Lo stile albero nella roccia Si otterrano dei buoni esemplari rupestri se le piante, le pietre ed i vasi formeranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Deve la sua singolarità alle radici, punto focale della composizione, che sono abbarbicate sulla roccia. Il processo di educazione è abbastanza lungo ma garantisce risultati spettacolari.</p>
<p>Esistono due forme fondamentali</p>
<div class="blockquote">
<blockquote><p>Lo stile radici su roccia</p>
<p>Lo stile albero nella roccia</p></blockquote>
</div>
<p>Si otterrano dei buoni esemplari rupestri se le piante, le pietre ed i vasi formeranno un tutt&#8217;uno rispettando un aspetto naturale.<br />
<img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-su-roccia.jpg" alt="" width="239" height="250" />La realizzazione di più schizzi, in cui saranno abbozzate le forme da dare, sarà una guida alla formazione.<br />
Un elemento che determina la composizione è la prospettiva. Le pietre divengono montagne quando gli alberi che vi si trovano abbarbicati sono piccoli, altrimenti si riducono a sassolini quando gli alberi dominano dall&#8217;alto.<br />
Nel primo caso avremo degli alberi che poggiano le radici su pietra; nel secondo caso degli alberi le cui radici sono a contatto con la terra del vaso.<br />
E&#8217; da tenere presente che pietre ed alberi, disposti in rapporti tra loro, non dovranno mai essere della stessa grandezza, poichè in tal caso l&#8217;insieme perderebbe il suo carattere naturale e vivace. L&#8217;apparato radicale dell&#8217;albero, dopo tempo, si irrobustirà notevolmente, ricoprendosi di corteccia e imprigionando la roccia in una morsa vegetale.<br />
Molte specie sono adatte allo stile su roccia, sempre che si riesca a fargli emettere delle radici abbastanza lunghe: conifere, ma anche molte decidue, fra le quali spiccano l&#8217;acero, che dà risultati immediati, il ficus, ecc.<br />
Di solito si inizia da soggetti giovani che hanno sviluppato qualche ramificazione e che hanno uno sviluppo sostenuto dall&#8217;apparato radicale ( tasso, olmo, acero, abete, pino, ecc. ). La prima cosa da fare, estraendo la pianta dal contenitore, è di asportare il fittone per stimolare lo sviluppo delle radici; questo è un intervento di grande importanza. L&#8217;operazione seguente va programmata per la primavera successiva, quando sarà necessario rinvasare la pianta in un vaso più capiente; in questo periodo ci si dovrà soltanto preoccupare che abbia uno sviluppo regolare.<br />
La pietra, nello stile su roccia, occupa un posto preminente: non dovrà attirare molto l&#8217;attenzione, distraendo dall&#8217;osservazione della pianta, ragione per cui va scelta con molta cura. La forma deve essere irregolare e asimmetrica, con corrosioni e screpolature che la trasformino in un dirupo o in una parete rocciosa. Se la roccia dovesse essere liscia, potrà essere lavorata mediante uno scalpellino da scultore con punte speciali applicate su un trapano elettrico.<br />
<img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-su-roccia-2.jpg" alt="" width="245" height="250" />Quando le radici si saranno allungate e ramificate abbastanza, collocatele sulla roccia; per fare ciò immergete la massa radicale in acqua e liberatela delicatamente da tutti i residui di terra. Ripulite<br />
le radici principali, procedendo alla sistemazione della pianta sulla roccia e avendo cura di non accavallare le radici, ma di donare ad esse un aspetto quanto più naturale possibile guidandole verso il basso. Fatto questo bisognerà fissare le radici sulla roccia e ancorarle con l&#8217;aiuto di filo metallico.<br />
Per quanto riguarda la miscela di terriccio, sarà composta in gran parte di sabbia<br />
e dovrà ricoprire per intero la pietra e una parte della base dell&#8217;albero affinchè l&#8217;apparato radicale sia stimolato. Va ricordato che il terriccio sabbioso necessita di fertilizzazioni più frequenti. Si avrà alla fine un ottimo apparato radicale ederente e modellato sulla pietra. La collocazione definitiva va fatta in un vaso poco profondo e proporzionato per dare il massimo risalto alla roccia.<br />
Lo stile bonsai su roccia è una variante dello stile Sekijoju, in cui la roccia stessa è usata come vaso e le radici sono sistemate nelle sue cavità.<br />
Più alberi, inseriti in una pietra larga e piatta, potranno rappresentare un&#8217;isola o altro, mentre gli stessi alberi su una roccia frastagliata renderanno subito l&#8217;immagine di una cima di montagna.<br />
Le varietà di soluzioni danno un&#8217;idea di quante possano essere<br />
le interpretazioni delle composizioni su roccia per dare l&#8217;impressione di una montagna, di un burrone, di una parete rocciosa o di un isolotto.<br />
L&#8217; errore più ricorrente è di scegliere alberi troppo grandi rispetto alla roccia, per cui la sproporzione dà la sensazione di artificiosità. Al contrario, piantine giovani non si adattano all&#8217;impianto su roccia, poichè non avranno mai l&#8217;aspetto di vecchi alberi. L&#8217;ideale sarebbe utilizzare i mame che, per qualche difetto, non si prestano più a stare in vaso.<br />
La pianta non deve avere una eccessiva ramificazione, la vegetazione non deve essere abbondante; a seconda della forma della roccia, si adattano molto bene soggetti impostati negli stili inclinato, semicascata e cascata. La scelta della pianta dovra ovviamente tenere conto delle condizioni particolari in cui questa dovrà vivere, ragione per cui si preferiranno quelle particolarmente resistenti e che non hanno bisogno di umidità.<br />
La selezione della roccia deve essere fatta in funzione del paesaggio che si vuole creare; sono da considerare con molta attenzione la forma, il colore e la granulosità; si prestano bene il tufo e le pietre laviche; bisognerà decentrare il soggetto sul lato destro o sinistro della pietra e lasciare libere le zone interessanti di questa per valorizzarne le caratteristiche.<br />
Per fissare le radici della pianta si consiglia di attaccare alla roccia, nel punto scelto, alcuni anelli fatti con filo di alluminio utilizzando una colla epossidica. La miscela di terriccio deve avere una percentuale di argilla; la parte in superficie verrà ricoperta con muschio e, se è il caso, con scagliette di roccia che completeranno il risultato estetico. Non v&#8217;è dubbio che la cura di una pianta che deve vivere<br />
in queste condizioni possa creare qualche difficoltà; alla somministrazione di fertilizzanti di base a lenta cessione, si rende necessaria l&#8217;addizione di altri elementi nutritivi. Anche la sostituzione di parte del terriccio va fatta con attenzione, perchè l&#8217;apparato radicale è delicato; le innaffiature devono essere frequenti, specialmente in estate, per l&#8217;estrema facilità con la quale la poca terra asciuga: l&#8217;aggiunta di sfagno contribuirà a mantenere più umido il terriccio.<br />
Un bonsai su roccia viene collocato in un vassoio basso ( questi contenitori non hanno fori di drenaggio ) dove vanno messe acqua, sabbia e ghiaia per completare la singolare composizione.</p>
<p>( <strong>I due alberi rappresentati nelle foto sono Ficus Carica</strong> )</p>
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		<title>Stile battuto dal vento</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 19:17:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uno stile che deriva da quello inclinato e, anche se molto apprezzato e applicato con risultati estremamente soddisfacenti, è poco adottato. Indubbiamente la difficoltà consiste nell&#8217;impostare e nell&#8217;equilibrare un tronco con una inclinazione cosi esasperata che sfidi ogni legge di gravità: bisognerà allora bilanciare la composizione facendo ricorso a qualche artifizio ( radici, rilievo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; uno stile che deriva da quello inclinato e, anche se molto apprezzato e applicato con risultati estremamente soddisfacenti, è poco adottato. Indubbiamente la difficoltà consiste nell&#8217;impostare e nell&#8217;equilibrare un tronco con una inclinazione cosi esasperata che sfidi ogni legge di gravità: bisognerà allora bilanciare la composizione facendo ricorso a qualche artifizio ( radici, rilievo del terriccio, un grosso ramo in direzione opposta, una pietra ecc. ). Il grado di inclinazione del tronco sarà proporzionale al peso visivo che ingenererà nell&#8217;osservatore: a maggiore grado di inclinazione corrisponderà un peso maggiore.<br />
E&#8217; senza dubbio la più drammatica rappresentazione della natura a cui si rifà l&#8217;arte bonsai.<br />
E&#8217; l&#8217;evocazione di ambienti difficili simboleggiata dai rami che arrivano a sporgere oltre il bordo opposto del vaso. I rami che si dipartono dal tronco inclinato hanno un andamento parallelo verso una sola direzione, proprio come se fossero stati inclinati dal vento, e sono inseriti sul lato interno del tronco.<br />
Questo stile è senz&#8217;altro uno fra i più affascinanti e, più che in altri stili, denota una intima connessione fra albero e ambiente. Un vantaggio per la realizzazione del &#8220;ventoso&#8221; è dato dalla scelta della pianta: si farà ricorso a soggetti con rami sbilanciati più numerosi da un lato. Inoltre bisognerà tenere in considerazione la forma del tronco e scegliere una pianta con radici che affiorino robuste e ben disposte per trasmettere la sensazione che sono saldamente ancorate alla terra.<br />
La precisa angolazione del tronco ha molta importanza ed è determinante per l&#8217;assetto della pianta; questa è probabilmente l&#8217;interpretazione più comune, ma non è l&#8217;unica possibilità di impostazione: se la maggioranza dei rami da la sensazione di essere stata esposta al vento, l&#8217;albero sarà classificato come &#8220;ventoso&#8221; qualunque sia l&#8217;impostazione del tronco. Infatti ognuno degli stili-base<br />
può essere interpretato come ventoso educando i rami.<br />
Analizziamo le caratteristiche strutturali. La forma triangolare di base deve essere anche in questo caso rispettata e pertanto è necessario creare un&#8217;apice;<br />
per il posizionamento dei rami, si esegue l&#8217;impostazione degli altri stili-base, anche se non è necessario seguire rigitamente questa disposizione. Un errore nel quale si incorre facilmente è quello di non dare sufficiente profondità perchè si pensa di fare andare tutti i rami verso una direzione dimenticando di sistemarne alcuni sul retro dell&#8217;albero. Come vediamo nel disegno F, i rami 2 e 3 erano originariamente sul lato della direzione del vento ma, sistemandoli attorno, sul retro e di fronte al ronco si ottiene profondità, contribuendo a conferire all&#8217;albero una sensazione di drammaticità. In ogni modo questo stile lascia molta libertà di interpretazione artistica.</p>
<p><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-ventoso.jpg" alt="" width="450" height="555" /><br />Fig. 1</p>
<div class="blockquote">
<blockquote><p>A) Albero preso in natura<br />
B) Albero dopo 3 anni di crescita<br />
C) Stile battuto dal vento in eretto formale<br />
D) Doppio albero battuto dal vento<br />
E) Battuto dal vento inclinato<br />
F) Impostazione</p></blockquote>
</div>
<p>Soltanto negli stili ventoso e dei letterati è consentito derogare ad una regola fondamentale: quella di non attraversare mai la linea del tronco con rami grossi. Una delle ragioni che consente questa eccezione è che<br />
entrambi questi stili hanno pochi rami, così che la linea della pianta non viene disturbata. Comunque va tenuto presente che l&#8217;andamento del tronco non deve essere nascosto dalla vegetazione e che i rami devono essere impalcati soltanto nella metà superiore della pianta.<br />
Il design dello stile ventoso è senz&#8217;altro uno fra i più difficili e non è certamente adatto ai principianti: se male impostato, ne verrebbe fuori un bonsai dall&#8217;aspetto grottesco. Quante volte la natura ci offre la visione di queste piante che sono esposte a forti venti, ad intemperie e alle quali questi eventi atmosferici hanno impresso un andamento tanto particolare al tronco e ad i rami. Per creare questo particolare effetto di forza, di resistenza e di bellezza selvaggia dobbiamo, per prima cosa, prendere in considerazione le radici superficiali. Queste si devono irradiare dalla base del tronco per affondare con forza sul terreno e dare la sensazione all&#8217;osservatore di resistenza e di appiglio per sopportare i forti venti che flagellano l&#8217;albero; quindi non lasciare mai spazio fra le radici ed il terreno, perchè questo darebbe una impressione di instabilità e di precarietà. In questo stile hanno pure molta importanza il ritmo e la ripetizione ed è proprio ciò che si deve applicare per i rami: è la ripetizione di questi, che tendono verso la medesima direzione, a dare all&#8217;osservatore la sensazione di udire il vento che soffia attraverso l&#8217;albero.<br />
Un albero che combatte il vento e che tenta di crescere nella direzione opposta riesce molto più interessante e crea più tensione; perciò nell&#8217;impostare lo stile ventoso, forse più che negli altri stili, l&#8217;uso dello spazio è di estrema importanza; esso bilancia il fogliame e gli spazi vuoti devono far pensare che siano stati creati proprio dal vento. La vegetazione sui rami deve essere limitata e attente potature devono mantenerne la giusta preporzione per fare altresì risaltare le linee ondeggianti dei rami, che sono poi la caratteristica essenziale dello stile.<br />
In genere si usa un vaso basso, a meno che il bonsai non abbia un tronco di diametro considerevole: è di particolare effetto l&#8217;uso di una roccia piatta, ad esempio una lastra di ardesia.<br />
Nel fare il sottobosco non bisogna coprire tutta la superficie con muschio, ma limitarsi a piccoli tratti o, in alternativa, usare licheni. L&#8217;albero va posizionato in modo che lo spazio maggiore risulti dal lato della direzione del vento; questo accorgimento ne suggerisce il movimento e la forza, anche se può apparire, nel contesto, sbilanciato.<br />
Come abbiamo visto, è certamente difficile impostare un albero nello stile ventoso che abbia equilibrio e bellezza ed è attraverso le linee che si conferiscono all&#8217;albero che si ottiene l&#8217;effetto di azione e resistenza della pianta.</p>
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		<title>Stile a legno nudo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 20:14:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo stile, tanto apprezzato dai maestri giapponesi, non è certo riservato ai principianti ed esige anni di esperienza e padronanza della pianta: inoltre il materiale di partenza non è sempre di facile reperibilità. Sono da preferire alberi vecchi, perchè su soggetti giovani l&#8217;effetto estetico viene annullato in poco tempo. E&#8217;, in pratica, l&#8217;applicazione di jin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-legno-nudo.jpg" alt="" width="215" height="400" />Questo stile, tanto apprezzato dai maestri giapponesi, non è certo riservato ai principianti ed esige anni di esperienza e padronanza della pianta: inoltre il materiale di partenza non è sempre di facile reperibilità. Sono da preferire alberi vecchi, perchè su soggetti giovani l&#8217;effetto estetico viene annullato in poco tempo. E&#8217;, in pratica, l&#8217;applicazione di jin e shari.<br />
E&#8217; certamente uno stile un pò particolare, esasperato, che richiede molta abilità e manualità nell&#8217;uso degli attrezzi ed è altrettanto impegnativo sul piano estetico poichè tutta la pianta va &#8220;costruita&#8221; e strutturata attorno alla parte morta dell&#8217;albero, che ne costituirà  il punto focale: buona parte del tronco e dei rami è lavorata in modo da farli apparire come legno morto. Ciò si ottiene in due modi: asportando la corteccia e il cambio ( e lì conta l&#8217;abilita del bonsaista<br />
che, con l&#8217;aiuto di scalpelli, coltelli e pinze, deve eseguire questa operazione ) oppure prendendo gli alberi già parzialmente morti. E&#8217; evidente che un bonsai realizzato in questo stile richiede molta più cura degli altri, poichè è molto difficile che sopravviva la porzione di pianta che vegeta.<br />
Le parti che sono state sagomate ( qui e in gioco il senso estetico del coltivatore perchè il bonsai appaia il più naturale possibile )<br />
si devono presentare sbiancate; l&#8217;effetto si ottiene facilmente applicando una soluzione a base di polisolfuri di calcio durante l&#8217;estate, per evitare il marciume.</p>
<div class="blockquote">
<blockquote><p>Il risultato finale dovrà ricordare un albero molto vecchio, scolpito, che ha subito l&#8217;azione del sole e del vento sembrerà quasi impossibile che un albero possa sopravvivere in queste condizioni.</p></blockquote>
</div>
<p>I rami morti e il tronco scortecciato vanno realizzati sul fronte della pianta. Inoltre, bisogna fare attenzione a lasciare sufficiente corteccia perchè l&#8217;albero continui il proprio sviluppo, mantenendo integre le parti vive. La pianta preferita per questo stile è il ginepro, anche se alcune decidue danno ottimi esemplari.<br />
Vasi di ardesia e ceramica si accordano con l&#8217;aspetto severo delle specie educate in questo stile.</p>
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		<title>Stile contorto &#8220;gomito&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 20:24:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nome dello stile si spiega sufficientemente da sè. La forma contorta o addirittura a spirale del tronco, che spesso è privo di corteccia o ha tratti di legno nudo, costituisce una delle caratteristiche più salienti degli esemplari più vecchi. Per aumentare il senso di vetustà di solito si scorteccia il legno, sbiancandolo con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-gomito.jpg" alt="" width="280" height="350" />Il nome dello stile si spiega sufficientemente da sè.<br />
La forma contorta o addirittura a spirale del tronco, che spesso è privo di corteccia o ha tratti di legno nudo, costituisce una delle caratteristiche più salienti degli esemplari più vecchi. Per aumentare il senso di vetustà di solito si scorteccia il legno, sbiancandolo con un comune sverniciatore per mobili. Si adattano bene a questo stile i pini, i ginepri, altre conifere e i sempreverdi in genere.<br />
E&#8217; uno stile molto raro, discutibile perchè credo non abbia riscontri in natura e lascia sconcertati per l&#8217;esasperazione stilistica.<br />
Per realizzarlo vengono impiegate piante dal tronco esile, poichè altrimenti queste spirali sarebbero di impossibile realizzazione.</p>
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		<title>Stile doppio tronco</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 20:47:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La silhouette di questo bonsai contempla un albero principale che ha predominanza su un altro albero più piccolo ad esso appaiato per migliorare il disegno dìinsieme. Le piante adatte sono decidue e tra esse consigliamo senz&#8217;altro, per un primo approccio, l&#8217;acero palmato perchè dà grandi soddisfazioni per la robustezza , la facilità di educazione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-doppio-tronco.jpg" alt="" width="400" height="403" />La silhouette di questo bonsai contempla un albero principale che ha predominanza su un altro albero più piccolo ad esso appaiato per migliorare il disegno dìinsieme.<br />
Le piante adatte sono decidue e tra esse consigliamo senz&#8217;altro, per un primo approccio, l&#8217;acero palmato perchè dà grandi soddisfazioni<br />
per la robustezza , la facilità di educazione e le meravigliose sfumature dei colori stagionali.<br />
Appena scelto l&#8217;esemplare, eseguiamo le solite operazioni di accorciamento del fittone, di spuntatura e di sistemazione in vaso da educazione. Sono da preferire piante con un buon tronco.<br />
Dopo un paio di stagioni di crescita l&#8217;alberello avrà decisamente assunto un aspetto maturo. Lasceremo sviluppare i germogli alla base del tronco in modo che crescano rigogliosi. Successivamente andranno eliminati tutti i polloni tranne uno, che nel giro di qualche mese avrà emesso parecchi rametti. Trascorso qualche anno, questo pollone cresciuto alla base del tronco principale ed educato con energiche potature diverrà il tronco più piccolo della nostra pianta, la quale assumerà la forma tipica dello stile doppio tronco.<br />
E&#8217; l&#8217;unico caso in cui vi è un numero pari di tronchi in una composizione. E&#8217; importante che questi tronchi si separino quasi a livello del terreno: piante che emergono dal suolo con un solo tronco per poi biforcarsi parecchi centimetri più in alto non sono ben impostate.<br />
Qualcuno chiama anche questi tronchi &#8220;madre e figlio&#8221;, poichè uno dei due ha diametro maggiore dell&#8217;altro. Il primo costituirà l&#8217;elemento focale e l&#8217;occhio dell&#8217;osservatore ne sarà attirato. La silhouette sarà triangolare: untronco risulterà più spostato in avanti per aumentare il senso prospettico.<br />
Il contenitore adatto deve essere basso e lungo, ma anche una lastra di ardesia si presta bene ad ospitare esemplari realizzati in questo stile.</p>
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		<title>Stile a scopa</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 20:39:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nome di questo stile deriva dalla forma che assume il bonsai, come una scopa capovolta. In questo caso il ruolo che giocano le potature è predominante poichè, con interventi ripetuti, si arriva alla formazione di una chioma dalla fitta ramificazione con rami fitti e compatti. L&#8217;albero avrà un tronco dritto e un apparato radicale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/zelkova.jpg" alt="" width="400" height="347" />Il nome di questo stile deriva dalla forma che assume il bonsai, come una scopa capovolta. In questo caso il ruolo che giocano le potature è predominante poichè, con interventi ripetuti, si arriva alla formazione di una chioma dalla fitta ramificazione con rami fitti e compatti.<br />
<img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-scopa.jpg" alt="" width="182" height="599" />L&#8217;albero avrà un tronco dritto e un apparato radicale di superficie ben sviluppato e posizionato. Il tronco può avere una biforcazione progressiva che ne produce una seconda, una terza e così via. Questa ramificazione si origina con grossi rami per arrivare via via a sottili ramoscelli. Il profilo risulta simmetrico, rotondo, stabile. Una delle tecniche di impostazione è indicata nella grafica accanto. E&#8217; importante, cadute le foglie, legare tutti i rami con una corda di rafia. Ciò servira ad infittire e divergere la ramificazione. Le operazioni di potatura e di legatura andranno ripetute ogni anno; al termine della stagione vegetativa occorrerà fare una potatura di mantenimento per contenere la forma circolare della chioma come per l&#8217;eretto formale. Non deve ingannare la semplicità della forma, poichè gli orientali concepiscono anche i modelli più sofisticati attraverso l&#8217;assoluta semplicità.<br />
Questo stile è secondo il mio parere il più adatto per esaltare l&#8217;assoluta bellezza di una pianta decidua: zelkova, olmi, faggi, ecc. risaltano per l&#8217;estrema essenzialità della silhouette. I contenitori, sempre bassi, ne esaltano ancora di più la forma.</p>
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		<title>Stile piangente</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 13:36:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uno stile davvero particolare che ha un carattere molto orientale, presente spesso nella pittura popolare cinese; alla fine del secolo era molto in voga in oriente, mentre oggi, nelle mostre, è raro vedere qualche esemplare educato così. La forma del bonsai piangente è determinata dai rami disposti verso il basso e non dal disegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-piangente.jpg" alt="" width="303" height="400" />E&#8217; uno stile davvero particolare che ha un carattere molto orientale, presente spesso nella pittura popolare cinese; alla fine del secolo era molto in voga in oriente, mentre oggi, nelle mostre, è raro vedere qualche esemplare educato così.<br />
La forma del bonsai piangente è determinata dai rami disposti verso il basso e non dal disegno del tronco; questo significa che, purchè i rami siano educati nella posizione voluta dallo stile, la forma del tronco può essere propria dei cinque stili-base. Dunque la formazione dei rami deve costituire la base del disegno.<br />
Questi rami, crescendo verso l&#8217;alto, formano mezzo cerchio per ricadere naturalmente verso il basso e comunicano all&#8217;osservatore una sensazione estrema di delicatezza che è in sintesi con l&#8217;aspetto solido e robusto del tronco.<br />
Le specie comunemente usate sono il salice piangente, la tamerice, il pesco, il ciliegio e Caragana arborescens, le uniche piante ideali per questo particolare stile.<br />
Il vaso da impiegare potrà essere alto o basso, a seconda dello stile del tronco della pianta.</p>
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		<title>Stile a zattera</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 19:51:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo stile il tronco viene ricavato da un ramo, piegato su un fianco, mantenendo una sua linearità. Dà immediatamente l&#8217;idea di un albero sradicato dal vento e caduto su un fianco, dando vita a nuova vegetazione. Questo stile non va confuso con quello a più tronchi: nella forma a zattera la caratteristica è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-zattera.jpg" alt="" width="400" height="185" />In questo stile il tronco viene ricavato da un ramo, piegato su un fianco, mantenendo una sua linearità. Dà immediatamente l&#8217;idea di un albero sradicato dal vento e caduto su un fianco, dando vita a nuova vegetazione. Questo stile non va confuso con quello a più tronchi: nella forma a zattera la caratteristica è la lunga radice piatta che affiora in superficie. E&#8217; consigliabile utilizzare una giovane pianta avente il sistemma radicale più compatto.<br />
Scegliete preferibilmente una pianta a portamento eretto, poichè radicherà più facilmente; comunque per questo stile non c&#8217;è bisogno di una pianta con chioma equilibrata e ben distribuita.<br />
Subito dopo aver acquistato la pianta, lasciatela nel contenitore ; legate i rami con un filo in modo che vadano tutti nella medesima direzione, eliminate quelli del lato opposto alla visione lasciando  un penduncolo, dal quale spunteranno le radici. A questo punto estraete la pianta dal suo vaso e adagiatela sul fianco, in modo che il tronco sia ora nella posizione giusta per divenire -radice-; i rami legati sembreranno così dei tronchi sottili.<br />
Preparate un contenitore basso e collocatevi la -zattera- nella sua posizione definitiva. Praticate qualche incisione nella parte del tronco che verrà sotterrata e cospargetela con un pò di ormone radicante in polvere.<br />
Rimane ancora il vecchio apparato radicale originario che va eleminato soltanto quando i nuovi tronchi cominceranno a vegetare e si potranno notare le nuove radici. Solo quando sarete certi che il nuovo apparato radicale sarà ispessito ed i rami si saranno irrobustiti assumendo l&#8217;aspetto di alberi, potrete togliere il filo che ha fissato la pianta.<br />
Seguite le operazioni di rinvaso come per gli alberi singoli , conservando una parte della zolla di terra e sistemando le radici a raggiera, aiutandovi con un bastoncino di legno; infine aggiungere il terriccio formando una collinetta in cima alla quale , lasciando il tronco parzialmente scoperto, risalterà la pianta, oppure sotterratelo compeletamente, ottenendo così l&#8217;effetto di alberi in apparenza separati.</p>
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		<title>Stile germoglio</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 20:27:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con questo termine si indica un bonsai in cui molti germogli formano tronchi che partono tutti dalla stessa radice di base che è, in pratica, un tronco singolo. Vi è poi un&#8217;altra forma per rappresentare un tronco composto da molti alberi come se in natura molti semi cresciuti nello stesso posto avessero fatto sviluppare diversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-germoglio.jpg" alt="" width="399" height="165" />Con questo termine si indica un bonsai in cui molti germogli formano tronchi che partono tutti dalla stessa radice di base che è, in pratica, un tronco singolo.<br />
Vi è poi un&#8217;altra forma per rappresentare un tronco composto da molti alberi come se in natura molti semi cresciuti nello stesso posto avessero fatto sviluppare diversi alberi fusi in uno solo. Il fenomeno si verifica di solito quando cade una pigna piena di semi e si rompe.<br />
Questi stili hanno la stessa forma e, in genere, seguono le stesse regole come per tronco doppio o stili di alberi appaiati.<br />
Quando gli alberi sono numerosi e difficili da contare, cessa di avere importanza il fatto che possano essere pari o dispari; capita di ammirare composizioni di maestri giapponesi con piante in numero pari.<br />
La distanza che intercorre fra ciascun tronco deve essere diversa; inoltre gli alberi non si devono incrociare l&#8217;uno con l&#8217;altro<br />
e devono avere altezze differenti. Nella composizione a tre tronchi , l&#8217;albero centrale deve essere il più alto o il più basso, con l&#8217;apice di ogni albero ben distinto. La forma esterna della composizione deve essere a triangolo, mai simmetrica. La vista laterale dovrebbe essere identica a quella del fronte e inclinata leggermente in avanti.</p>
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		<title>Stile dei letterati</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 20:45:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chiamato anche &#8220;Literati&#8221; è uno stile che affascina per l&#8217;assoluta purezza ed essenzialità del design, per l&#8217;astrattezza della silhouette che si concretizza in pochissimi rami spogli ma arditi nell&#8217;andamento. E&#8217; così chiamato per definire il concetto di &#8220;bonsai apprezzato dagli intellettuali&#8221; : trasposizione delle figure simboliche usate dagli artisti colti nei loro dipinti di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-litterati.jpg" alt="" width="355" height="399" />Chiamato anche &#8220;Literati&#8221; è uno stile che affascina per l&#8217;assoluta purezza ed essenzialità del design, per l&#8217;astrattezza della silhouette che si concretizza in pochissimi rami spogli ma arditi nell&#8217;andamento. E&#8217; così chiamato per definire il concetto di &#8220;bonsai apprezzato dagli intellettuali&#8221; : trasposizione delle figure simboliche usate dagli artisti colti nei loro dipinti di un certo periodo della storia giapponese. Sono da preferirsi le conifere, anche se alcune specie decidue ben si adattano alla formazione nello stile. Massima importanza riveste il tronco; la sua impostazione determina l&#8217;andamento esile ed esasperato, con l&#8217;apice sul quale spicca una rara vegetazione che ne stilizza ancora di più la forma.<br />
Si possono realizzare dei letterati movimentando la linea del tronco fino ad ottenere diverse fogge. Molto più che in tutti gli altri stili, l&#8217;equilibrio è un fattore determinante che, se non applicato con perizia dal bonsaista, riduce l&#8217;esemplare ad una omonima pianta in vaso.<br />
Il punto focale è costituito dalla linea del tronco. Possiamo distinguere due diverse impostazioni:</p>
<div class="blockquote">
<blockquote><p>- La linea a direzione unica, in cui la parte superiore del tronco si muove nella stessa direzione della base;</p></blockquote>
</div>
<div class="blockquote">
<blockquote><p>- La linea a direzione multipla, che dà sicuramente all&#8217;occhio dell&#8217;osservatore un movimento più drammatico, poichè, invertendo la direzione, il tronco si ripiega verso la propria base.</p></blockquote>
</div>
<p>Di solito l&#8217;apice della pianta è nudo e la vegetazione è posizionata più in basso.<br />
Ciò che determina l&#8217;equilibrio simmetrico o asimmetrico sono l&#8217;impalcatura e la vegetazione dei rami radi, che mettono alla prova l&#8217;abilità dell&#8217;autore. Egli infatti deve sapere impostare sapientemente il primo ramo e la massa vegetativa che giocherà un ruolo primario nel delineare la silhouette.<br />
In vivaio è bene scegliere una pianta dall&#8217;aspetto vigoroso; da questa vanno eliminati i rami che non serviranno, mantenendo i futuri rami principali in disposizione alternata.<br />
Dato che la sistemazione di alberi in questo stile va fatta in vasi piccoli, la miscela di terra richiede una buona percentuale<br />
di sabbia di fiume che faciliti lemissione di una fitta ramificazione.<br />
Successivamente si può iniziare leducazione conferendo al tronco una inclinazione esasperata verso il basso che si può favorire asportando un sottile cuneo di corteccia della parte interna della curva. Dopo la piegatura , è utile ricoprire la ferita con cera da innesti per favorire la cicatrizzazione. Se nei punti di flessione dovessero rimanere i solchi<br />
lasciati dal filo, si può rimediare creando degli &#8220;Shari&#8221;.<br />
E&#8217; evidente che l&#8217;esemplare deve avere una particolare conformazione del tronco ed i rami inferiori devono essere poco sviluppati.<br />
Possiamo collocare alla base una pietra piatta, che si adatta molto bene al litterati, oppure anche due alberi assieme che si valorizzino a vicenda.<br />
La chioma va tenuta sempre sotto controllo perchè bastano pochi germogli cresciuti in eccesso per sbilanciare la forma.<br />
Per i bonsai letterati si impiegano vasi bassi circolari che esaltano ancora di più le qualità estetiche dello stile.</p>
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		<title>Forestine di alberi</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 20:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uno stile alla volta]]></category>
		<category><![CDATA[doppio tronco]]></category>
		<category><![CDATA[eretto casuale]]></category>
		<category><![CDATA[eretto formale]]></category>
		<category><![CDATA[forestine]]></category>
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		<category><![CDATA[stile a scopa]]></category>
		<category><![CDATA[stile a zattera]]></category>
		<category><![CDATA[stile battuto dal vento]]></category>
		<category><![CDATA[stile dei letterati]]></category>
		<category><![CDATA[stile inclinato]]></category>
		<category><![CDATA[stile piangente]]></category>
		<category><![CDATA[stile prostrato]]></category>
		<category><![CDATA[stile radici su roccia]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo stile prevede l&#8217;impiego di parecchie piantine sempre in numero dispari, anche più di undici tronchi. La silhouette di questi gruppi di alberi va racchiusa sempre nella forma triangolare o in più triangoli. Le norme di massima per questo stile sono analoghe a quelle per gli alberi singoli; è quasi come se tutti i tronchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://bonsai.castrignanodeigreci.it/wp-content/uploads/stili/e-forestine.jpg" alt="" width="211" height="400" />Questo stile prevede l&#8217;impiego di parecchie piantine sempre in numero dispari, anche più di undici tronchi. La silhouette di questi gruppi di alberi va racchiusa sempre nella forma triangolare o in più triangoli.<br />
Le norme di massima per questo stile sono analoghe a quelle per gli alberi singoli; è quasi come se tutti i tronchi fossero parte integrante dello stesso tronco e tutti i rami appartenessero ad una singola pianta. Quindi nessun albero della composizione va esaminato singolarmente, perchè la sua struttura si integrerà con gli alberi vicini per raggiungere un equilibrio generale. E&#8217; per questo motivo che alberi con difetti o inadatti per altri stili possono essere impiegati con ottimi risultati per le forestine. La scenografia che si crea offre innumerevoli varianti: gruppi di alberi visti da vicino, da lontano, sensazione di una foresta con alberi distanziati in maniera più regolare nel vaso. Il profilo triangolare è di fatto formato da due triangoli sussidiari. Sia che la composizione conti un gruppo solo di piante o vari gruppetti &#8220;satellite&#8221;, ognuno di questi deve includere un albero principale che funga da punto focale per l&#8217;occhio dell&#8217;osservatore. Tutto ciò pero richiede , oltre alla conoscenza delle normali tecniche bonsai , un senso estetico, prospettico e di percezione visiva non comuni. Le specie più usate sono il ginepro, il pino, la crittomeria, l&#8217;acero, il faggio, l&#8217;olmo, la betulla, la zelkova, il larice, il frassino e altre decidue.</p>
<h3>Criterio di scelta delle piante:</h3>
<div class="blockquote">
<blockquote><p>Piante piccole della stessa specie</p>
<p>Piante piccole della stessa età</p>
<p>Piante piccole di età differente</p>
<p>Piante piccole dello stesso effetto</p>
<p>Piante piccole di aspetto differente</p></blockquote>
</div>
<p>Non crediamo che sia il caso di fornire regole per la composizione, perchè questa è il frutto del gusto e della sensibilità del bonsaista; fate, come consigliato per gli altri stili, uno schizzo di insieme che vi aiuterà: il disegno deve essere armonioso, proporzionato e dare soprattutto un senso di profondità. Ponete l&#8217;albero principale ( che sarà perciò il più grosso e il più alto ) in posizione frontale o decentrata verso destra o sinistra rispetto all&#8217;osservatore, a seconda dello sviluppo che si vuol dare alla composizione. Per raggiungere un equilibrio estetico apprezzabile, bisogna dare importanza a parecchi fattori, quali l&#8217;altezza degli alberi, il diametro dei tronchi e la distanza fra le piante. Il bonsaista deve sfruttare al massimo l&#8217;immaginazione perchè la rappresentazione risulti il più verosimile possibile. Le piantine più piccole vanno raggruppate in ordine di altezza e diametro di tronco: l&#8217;albero più corto e sottile sarà posto in posizione distale rispetto a quello principale, per avere la sensazione di distanze maggiori. Le radici ed i rami eccessivamente lunghi vanno curati soggetto per soggetto. Per lavorare più piante è necessario avere a disposizione numerosi esemplari per una scelta più accurata e perchè l&#8217;altezza o il diametro di alcune piantine potrebbe non adattarsi alla composizione. La forma a triangolo di un gruppo non deve essere mai equilatera, ma deve avere una parte corta e una più lunga. Più fitti sono gli alberi meno rami saranno necessari. Regola importante è che i rami degli alberi collocati alla periferia delle composizioni siano sempre diretti verso l&#8217;esterno. Per chi vuole iniziare a creare questi gruppi, e opportuno provare con composizioni di tre alberi per passare poi a quantità maggiori. Non è vero che una scena debba necessariamente contenere molte piante: anche un numero limitato può rendere in pieno uno scorcio molto naturale e realistico.</p>
<p>Il senso della vicinanza e della lontananza è dato dalla posizione reciproca degli alberi grandi e piccoli.</p>
<ul>
<li>1) Le piante più piccole disposte sul davanti del gruppo e quelle più alte poste scalarmente dietro daranno l&#8217;idea di un bosco vicino;</li>
<li> 2) Aumentando il numero dei soggetti e mettendo l&#8217;albero più grande davanti ed i più piccoli dietro, il bosco apparirà lontano e lussureggiante.</li>
<li> 3) Maggiore è la differenza di misura e maggiore sarà l&#8217;effetto prospettico.</li>
</ul>
<p>E&#8217; bene ricorrere a piantine che provengano dalla stessa pianta-madre perchè abbiano le medesime caratteristiche. Si può ricorrere, per la riproduzione, alla propagine aerea, alle talee o ai semi.</p>
<p>Passiamo al contenitore. La scelta si limita a vasi ovali, bassi e ampi, o a lastre di pietra molto basse, che valorizzano la composizione. Prepariamo una miscela di torba e di sfagno che, una volta bagnata, va disposta attorno alla base degli alberi comprimendo le radici. Per creare un movimento nel terreno si può porre dell&#8217;argilla sotto le piante.</p>
<p>Una volta completata la composizione, sarà necessario crearvi uno strato di sottobosco ricoprendo parzialmente il terreno con muschio molto corto raggruppato a macchie e aggiungendovi licheni, piccole felci e qualche piantina grassa, in grado di conferire quella particolare atmosfera che un bosco possiede.</p>
<p>Qualche difficoltà pratica vi si potrà presentare per il rinvaso successivo, ma questa potrà anche essere una occasione per apportare eventuali modifiche o per ripensamenti.</p>
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